Uliveti distrutti dalla mosca Fermo il 90% dei frantoi

TOCCO DA CASAURIA. Un comparto in ginocchio quello dell'olivicoltura in Val Pescara, e più in particolare a Tocco da Casauria che ha il maggior territorio olivetato con le circa 70 mila piante in...
TOCCO DA CASAURIA. Un comparto in ginocchio quello dell'olivicoltura in Val Pescara, e più in particolare a Tocco da Casauria che ha il maggior territorio olivetato con le circa 70 mila piante in produzione che garantiscono, ogni anno, un raccolto che si attesta intorno alle 600 tonnellate di olio, e almeno il doppio se si contano i centri del comprensorio.
L’annata 2016 ricalca quella di due anni fa che segnò un vero disastro per tutta l'olivicoltura abruzzese. Pari pari ci si trova solo dopo due anni, con le stesse ingenti perdite economiche sia per i coltivatori che per gli operatori. Le cause?
«Sono da ricercare nell’andamento climatico», spiega l'esperto oleologo già presidente del Consorzio dell'Olio Dop Pasqualino Lupone, «con le continue piogge primaverili ed estive, il notevole tasso di umidità, e con le temperature che non sono state molto elevate. Condizioni che hanno favorito il proliferare in maniera abnorme della mosca dell’ulivo, la maggiore avversità per questa coltura».
Il 90 per cento dei frantoi presenti nel territorio ha rinunciato ad avviare l’attività di molitura per il forte degrado del prodotto. Ci sono stati olivicoltori che hanno provato a fare la raccolta e a molire le olive ottenendo un olio di elevata acidità e sicuramente non commercializzabile come extravergine.
«La piccola produzione che si è salvata, anche per chi fa il biologico, appartiene a quei coltivatori che hanno iniziato i trattamenti anti mosca da giugno, seguendo un preciso calendario di profilassi, e chi per sua fortuna possiede oliveti in altitudine dove la mosca per condizioni di basse temperature non ha proliferato. Per tutti coloro che pensano che le proprie olive sono sane», continua l'esperto, «la parola d'ordine è anticipare al massimo la raccolta, molire immediatamente e procedere anche a una filtrazione dell’olio ottenuto prima di stoccarlo». Fortunati i produttori che hanno ancora l’olio dello scorso anno, di cui c'è una forte richiesta da parte dei consumatori. Il prodotto, anche se non ai livelli di massima produzione, nel 2015 è stato di ottima qualità, che può essere ancora oggi riscontrata in oli ben conservati.
«Queste due annate così dannose», riprende Lupone, «devono insegnarci che bisogna essere più rigorosi e attenti a seguire le coltivazioni stante i cambiamenti climatici. L’ulivo va seguito e trattato come l’uva e la frutta, con sostanze idonee e con tempi adeguati. Gli strumenti ci sono e ci sono anche le organizzazioni del settore che possono fornire consulenze e tutti i consigli necessari per attuare una efficace profilassi. La scarsa produzione», conclude Lupone, «farà sicuramente lievitare i prezzi dell’olio che per il nuovo si aggireranno fra gli 8 ed i 10 euro al litro».
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