Un abruzzese su 3 non si fida dei politici

A rivelarlo l’Annuario statistico dell’Istat. Il 33,6% del campione ignora la politica. Sono pochissime le donne sindaco
PESCARA. Gli abruzzesi e la politica. È un rapporto difficile quello delineato dall’Istat che ha pubblicato da poco l’Annuario statistico 2018. È nel volume 11 che si scopre che un terzo circa dei cittadini abruzzesi (il 33,9%) dichiara la propria sfiducia nella politica. Il dato medio nazionale, anch’esso elevato, si ferma al 31,3%.
I DISINTERESSATI. La percentuale di persone che hanno dichiarato di non informarsi, rispetto a quella che nel greco antico veniva indicata come “l’arte che attiene alla città-stato”, in Abruzzo è del 22,9%. Perché? In questa percentuale di “assenti”, c’è un 63,1% che proprio non è interessato, un 7,1% che non ha tempo, e un 9,6% che ritiene la politica un argomento troppo complicato. E altro.
E CHI NE PARLA. Anche questo capitolo riserva parecchie sorprese. L’8,8% di abruzzesi che fanno parte del campione rappresentativo dice di parlare di politica tutti i giorni. Il 4,5% lo fa una volta a settimana e il 23,4% discute di politica più volte nell’arco dei sette giorni. Il 33,6%, invece, non ne parla mai durante l’arco dell’intero anno. Nel periodo temporale preso a riferimento (il 2017), il 6,4% degli abruzzesi ha partecipato a un comizio, il 3,1% a un corteo, il 20,3% ha ascoltato un dibattito politico, l’1% ha svolto attività gratuita per un partito politico , e lo 0,8% ha dato soldi per sostenere una formazione politica.
La mancanza di interesse, ancorché raggiunga percentuali ragguardevoli in tutte le classi di età, è più frequente sia tra le persone giovani sia tra quelle più anziane. La sfiducia nella politica, invece, aumenta al crescere dell’età, per poi declinare tra le persone anziane. «Le percentuali più elevate di persone di 14 anni e più che non si informano mai dei fatti della politica italiana si registrano nel Sud (35,5%) e nelle Isole (34%)», si legge nel report. «Il confronto con i dati del 2016 evidenzia un calo che riguarda quasi tutti gli aspetti della partecipazione politica».
IN ITALIA. La partecipazione politica diretta è un’esperienza che riguarda gruppi di popolazione abbastanza limitati. Nel 2017, a livello nazionale, soltanto il 3,8% delle persone di 14 anni e più, avverte l’Istat, ha partecipato a comizi e appena lo 0,7% ha svolto attività gratuita per un partito. Tra questi due estremi si collocano la partecipazione a cortei (3,5%) e il sostegno finanziario a un partito (1,2%).
LA DISAFFEZIONE ALLE URNE. Alle politiche del 2018, per quanto riguarda la Camera, in Abruzzo a fronte di 1.045.163 elettori hanno votato in 786.533, vale a dire 75,3%. A livello nazionale la percentuale si è attestata al 69,4%. Sebbene superiore al dato nazionale, è di tutta evidenza che in Abruzzo, alle scorse politiche, il 24,5 degli aventi diritto non si è presentato alle urne. Un dato altissimi, un elettore su quattro, al quale si aggiunge il 2,3% di voti ritenuti non validi (schede bianche e nulle), che fa salire ulteriormente la percentuale dei disillusi. a livello nazionale, rileva l’Istat, «le percentuali di affluenza alle elezioni per la Camera e il Senato sono andate crescendo costantemente dal 1948 (92,23%) fino al 1976 (93,39%) per poi, con le sole eccezioni degli anni 1987 (88,83%) e 2006 (83,62%), calare costantemente» raggiungendo nel 2018 il 69,4% alla Camera e il 69,5% al Senato.
DONNE E POLITICA. Se rivestire cariche elettive può rappresentare un indicatore circa l’effettiva partecipazione delle donne alla vita politica, allora in Abruzzo siamo messi veramente male. Nell’anno di riferimento sono stati presi in considerazione solo 299 comuni, dal momenti che i restanti 6 erano commissariati. Ebbene, tra questi 266 (89,3%) erano amministrati da sindaci di sesso maschile, e solo il restante 10,3% da sindaci donna. Una percentuale che sale al 13,3% se si considerano i comuni con più di 15mila abitanti. Il dato italiano si discosta solo di poco più di tre punti, a favore di quello che ancora viene definito “il sesso debole”. «I comuni del Nord-est», certifica l’Istat, «presentano, in media, la percentuale più elevata di donne a ricoprire la carica di primo cittadino (17,6%), in particolare nei municipi dell’Emilia- Romagna dove il valore medio è del 21,6%.
LA DOMANDA. Alla luce dei dati Istat sull’astensionismo, cosa è lecito aspettarsi il 10 febbraio?

