«Un’alice marinata mi ha rovinato la vita»
Una donna racconta il suo calvario: «Ho preso l’anisakis e rischiato lo choc anafilattico»
Una gustosa alicetta marinata e una porzione di crudi di crostacei non perfettamente trattati e conservati e dunque pericolosi per la salute, può cambiarti la vita. Non solo un cambiamento radicale delle abitudini alimentari, ma anche dello stile di vita.
Un pranzo con altri commensali può diventare una tortura degli occhi e del palato se il cibo in tavola non si può toccare perché ti manda all'istante al pronto soccorso. Una conviviale può diventare imbarazzante se non prenoti il menù in tempo, rigorosamente senza crostacei, oppure se non ti scusi mille volte col cameriere perché questo non lo mangi e quell'altro neppure. Cinque anni fa sono sopravvissuta miracolosamente a una diagnosi di anisakis presa in tempo, ma a poche ore da uno choc anafilattico che poteva essermi fatale. Era il 24 giugno 2011 e nelle due settimane precedenti avevo mangiato spesso pesce crudo e alicette marinate, che all'epoca erano la mia passione irrinunciabile. Alle tre del pomeriggio avverto un prurito insopportabile sotto l'ascella destra. Faceva caldo e ho pensato a una puntura di zanzara o di ape. Col passare delle ore, il prurito, accompagnato da puntini di bolle rossastre, si estende sullo stomaco e sulla pancia e la situazione peggiora. Mi gratto fino a farmi sanguinare la pelle. Alle due di notte, senza allarmare i miei familiari che dormivano, monto in macchina e vado al pronto soccorso dell'ospedale di Pescara.
Per i medici era una "reazione orticarioide", guaribile in dieci giorni. Qualcuno mi fa capire che ero arrivata in tempo, perché ero vicina a uno choc anafilattico. Mi imbottiscono di antistaminici e altri medicinali, bolle e prurito svaniscono. Miracolo. Invece, no. Qualche ora dopo tutto ricomincia: bolle e prurito invadono la parte inferiore del corpo. Il 25 giugno, alle 15.44, ero di nuovo in pronto soccorso. Di nuovo antistaminici e terapia allergologica consigliata.
In breve, la "reazione orticarioide" mi ricopre tutta. Un incubo. Il 26 giugno, alle 22.23 sono di nuovo in ospedale. Ma il peggio doveva ancora arrivare. Il mattino del 27 giugno, appena sveglia, mi guardo allo specchio e vedo il mio viso gonfiarsi come se qualcuno stesse azionando una bombola di gas a elio per gonfiare i palloncini. Non ero più me stessa. Ero smostrata, non mi riconoscevo più, non ero più io. Panico. Terrore. Paura di morire. Il mio corpo si stava trasformando, non ero più snella. In pochi minuti ero diventata gonfia come l'omino della Michelin. Alle 10.32 arrivo al pronto soccorso, questa volta accompagnata da mio marito che tentava, senza esito, di arginare le mie paure, ero talmente impanicata che non riuscivo neppure a piangere. Dopo una visita dermatologica si palesa la verità: anisakis, il parassita che si sviluppa quando il pesce non è stato cotto oppure congelato a temperature adeguate. Mi stendono su una barella e mi infilano al braccio sinistro la prima delle tante flebo della giornata. Mi faccio fotografare e oggi ricostruisco con precisione date e orari perché conservo ancora tutta la documentazione medica, affinché io non dimentichi mai la dolorosa lezione.
Seguono quattro mesi di test allergologici, visite mediche e dieta stretta a base di carne bianca, pasta all'olio e contorni di verdure. Null'altro. Perdo dieci chili in poche settimane, arrivo a quota meno 50. I dottori mi informano che da quel momento il mio organismo potrebbe diventare ancora più fragile e intollerante ad altri cibi. Così è stato nel tempo, ma ho imparato che gli errori alimentari si pagano. A caro prezzo.
Chantal

