Un brindisi al re della parodia e alla sua vita tutta da ridere

12 Giugno 2016

Il geniale regista di Frankenstein junior in America è quasi dimenticato Non in Europa, dove la sua comicità conquista anche i giovanissimi

MILANO. Nato a Brooklyn da emigrati tedeschi, russi e bielorussi secondo lo schema più tipico dei veri americani di successo tra cinema e teatro, Melvin James Kaminski, meglio noto come Mel Brooks, è quasi più famoso in Italia che in patria. Di Hollywood e Broadway è stato un re indiscusso tra gli anni '70 e lo scorso decennio, ma se oggi il suo nome suscita ancora vera emozione e rispetto dalle nostre parti, in America è un signore di 90 anni vagamente dimenticato. Da noi invece l'autentica amicizia e venerazione da parte di Ezio Greggio, il ricorrente successo del suo capolavoro «Frankenstein Junior», la simpatia cinefila fanno ancora il miracolo.

È in questo contesto che fa notizia la bella retrospettiva-omaggio proposta dalla Cineteca Italiana di Milano, con il titolo «Auguri Mel Brooks», che si colloca nei giorni del suo novantesimo compleanno (il 28 giugno). C'è spazio per alcuni dei suoi titoli più personali, per i maggiori successi, per alcune interpretazioni che hanno fatto storia (il remake di «Essere o non essere» di Ernst Lubitsch), ma anche per una vera rarità come il documentario «Vivere per ridere» di Robert Trachtenberg che andrà poi in onda su Studio Universal nel giorno del compleanno del regista.

Si tratta di una rara occasione per scoprire la parte meno nota della sua carriera, tra televisione e rivista, nonché i risvolti di una storia d'amore, con sua moglie Ann Bancroft, che attraverso oltre 40 anni di sodalizio è stata la vera musa del suo talento.

Arruolato nell'esercito americano durante il secondo conflitto mondiale, proprio nelle retrovie del fronte Mel Brooks si scopre comico di talento.Tornato a Brooklyn comincia la gavetta dei locali notturni ma ha presto la fortuna di strappare un contratto come «battutista» per la tv e finirà addirittura a scrivere gag per un mostro sacro della radio come Woody Allen. Se ne accorge anche la critica che gli porta in dote un Grammy Award come sceneggiatore ma è la seconda moglie (Ann Bancroft sposata nel 1964 e ormai attrice di successo grazie ad Anna dei miracoli) a spingerlo verso il mondo del cinema.

Esordisce nel 1968 con Per favore non toccate le vecchiette, in cui dirige l'amico Zero Mostel e un comico di talento come Gene Wilder che sarà compagno di strada fino a tutti gli anni '70. Il film d'esordio ha più consensi tra i critici che tra il pubblico, come del resto il successivo Il mistero delle 12 sedie, in cui Brooks fa il verso alla cultura yiddish e alle sue origine ebraiche. Mezzogiorno e mezzo di fuoco, di cui è produttore e regista, arriverà sugli schermi nel 1974 e sarà un successo a sorpresa. Per uno strano scherzo del destino è proprio Gene Wilder a (che nel western di Brooks è stato arruolato all'ultimo momento per rimpiazzare il protagonista malato) a portargli in dote il soggetto dalle uova d'oro: sono due paginette su un Giovane Frankenstein che il regista legge con sospetto e mette da parte per l'impegno della preparazione del suo film. Wilder invece insiste, incontra Marty Feldman e lo ingaggia. «Frankenstein Junior» uscirà nelle sale nello stesso 1974 e farà a gara con Mezzogiorno e mezzo di fuoco in termini di successo e consenso. Oggi sono due cult. Da lì la strada è in discesa, il filone della parodia e del paradossale si arricchisce con titoli come Alta tensione,Balle spaziali,Robin Hood: un uomo in calzamaglia, Dracula, morto e contento fino al muto L'ultima follia di Mel Brooks» e a La pazza storia del mondo. Il fascino dell'Europa avrà sempre un posto d'onore nella sua vita. Oggi è tra i pochissimi uomini di spettacolo ad aver vinto tutti i premi: Oscar per il cinema, Tony per il teatro, Grammy per la radio, Emmy per la tv.