Un complice accetta le bastonate, ma poi ci ripensa e piange

23 Luglio 2024

Spunta anche un tariffario: duemila euro al radiologo per ogni frattura inesistente da inserire nel referto medico

CHIETI. «Cussù si è messo a piangere, guarda che fa male!». A parlare, senza sapere di essere intercettato, è l’avvocato Fabrizio Masciangelo mentre affianca il “capo” Alfonso Zinni nell’organizzazione di un finto incidente che, per dirla con le parole del giudice Luca De Ninis, segna il passaggio di grado della pericolosità della banda perché ha «connotati tipici della criminalità organizzata, come quello di non disdegnare di recare vere e gravi lesioni personali all’attore di turno». “Cussù”, “questo” in dialetto abruzzese, è Luigi Mancini, vittima e al tempo stesso indagato, disposto a farsi dare bastonate per provocare fratture riscontrabili.
«Rimarchevoli», scrive il giudice, «sono le circostanze che i due sodali, pur di avere maggiori chance di successo, non esitino a procurare lesioni volontarie a Mancini; e che, non essendo riusciti a rompere il suo ginocchio (“Poi lui ha anche le ossa dure, è tosto, non lo rompi mai”, dice Masciangelo), decidano di utilizzare il supporto di un vecchio esame radiologico dello stesso Zinni, previa alterazione del nome del paziente e del ginocchio interessato». Per il giudice, è la prova di una «degenerazione delle condotte criminali verso atti cruenti».
Gli inquirenti ritengono particolarmente significativo anche un incidente avvenuto il 20 maggio 2023 a Pescara, accertato in flagranza delle intercettazioni telefoniche. In altre parole: i poliziotti filmano in diretta ciò che accade. L’indagata Ida Pastore, reclutata come attrice e presunta lesionata nell’investimento, viene “sostituita” in ospedale da un’altra donna, «realmente portatrice di una rilevante lesione ossea, la quale si sottopone al posto della prima agli esami clinici necessari per acquisire la prova documentale delle lesioni, per le quali i sodali richiederanno il risarcimento assicurativo».
Esisteva anche una sorta di tariffario delle lesioni tarocche. A svelarlo, in una conversazione, sono ancora una volta gli avvocati Zinni e Masciangelo. Il discorso verte su un radiologo che, per aggiungere delle fratture inesistenti sul referto, pretendeva 2.000 euro per ogni infrazione. «Tale importo», spiega il giudice, «doveva essere corrisposto subito al tecnico radiologo, ovvero al momento della redazione del documento e non successivamente al risarcimento assicurativo».
Tant’è che Masciangelo si arrabbia: «Cullù voleva 2.000 euro a frattura, subito. Cioè praticamente sette fratture gli dovevo dare 14.000 euro, con il dubbio dopo che te lo mettono pure in c..., perché ci sta il dubbio».
All’interno della banda, secondo gli inquirenti, c’era una meticolosa ripartizione di ruoli. «L’associazione nei confronti della quale si procede», è riassunto nell’ordinanza di custodia cautelare, «ha una organizzazione di tipo piramidale e “aziendale” con caratteristiche tipiche dell’attività “imprenditoriale” laddove, nel corso dell’attività d’indagine, sono emersi specifici riferimenti anche ai costi sostenuti per realizzare i fittizi sinistri, ai ricavi derivati dalle cospicue liquidazioni assicurative, nonché dal rischio d’impresa ovvero alle attività di indagine da parte delle forze di polizia di cui gli associati paventano l’esistenza a seguito dal licenziamento di un liquidatore infedele di una compagnia assicurativa». (g.let.)
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