il personaggio

Un eroe pescarese nel Mar dei Caraibi

Sergio Cipolla premiato per il salvataggio di 14 naufraghi. Un recupero in acqua anche a Natale, mentre si preparava a vestire i panni di Babbo Natale. In Abruzzo era impegnato con la Protezione civile e l'associazione "Insieme nel Blu". «L’Italia? Ho la nausea»

PESCARA. Appena venti giorni fa ha ricevuto un prestigioso riconoscimento per aver salvato 14 persone che, il primo maggio 2014, rischiavano di annegare a largo di Boca Chica, nella Repubblica Dominicana. E due giorni fa, a Natale, è stato protagonista di un altro recupero straordinario nel cuore di quel mare cristallino, mentre si preparava a indossare i vestiti di Santa Claus per distribuire doni ai bambini. Sergio Cipolla, 55 anni, pescarese, ex luogotenente dei carabinieri, ha lasciato tre anni fa l’Italia per trasferirsi a una quarantina di chilometri da Santo Domingo, e lì il suo amore per il mare gli ha consentito di realizzare progetti straordinari. Ma soprattutto di salvare uomini e donne che rischiavano di morire.

«Il giorno di Natale», racconta, «ci eravamo spostati dal molo per travestirci e far arrivare Babbo Natale dal mare sul molo, a sirene spiegate, con i regali per i più piccoli, quando abbiamo visto un’imbarcazione della Marina partire e abbiamo seguito l’indicazione di seguirla. Ho notato uno che affogava e mio figlio Luca si è tuffato, lo ha afferrato e tirato su. Aveva 23 o 24 anni, lo abbiamo ripreso per la cima dei capelli: aveva bevuto tanta acqua ma gli abbiamo praticato delle manovre e quando lo abbiamo consegnato all’ambulanza respirava. Episodi del genere sono all'ordine del giorno, qui. Non passa settimana senza incidenti. Pur essendo un’isola pochi sanno nuotare e si avventurano in acqua anche dopo aver bevuto. E poi ci sono i migranti verso Porto Rico. Spesso, purtroppo, ci chiamano per i recuperi quando è ormai troppo tardi».

Per un altro salvataggio, quello del primo maggio 2014, ha ricevuto un riconoscimento prestigioso. Che cosa ricorda di quel giorno?

Ero stato chiamato dalla Difesa civile che aveva ricevuto la segnalazione di una imbarcazione rovesciata con una ventina di turisti. Non era certo ma io sono uscito comunque, volevo arrivare in tempo. Non è stato facile uscire con il gommone, perché le onde erano alte, e a 5 miglia a largo ho visto due persone attaccate a un bidone blu. Mi sono avvicinato, erano due haitiani che non parlavano spagnolo ma facevano segno indicando una barca rovesciata. Abbiamo avvistato un cadavere e, a 300 metri, l’imbarcazione con i naufraghi. Andavano salvati per cui ho fatto tuffare in acqua uno dei miei ragazzi. Erano 14, tutti haitiani che volevano raggiungere Porto Rico, li abbiamo recuperati uno alla volta con i salvagenti e poi ci siamo occupati anche di tre morti, rimasti intrappolati. L’Armata si è occupata di altri tre recuperi. In tutto erano 20 persone.

Che cosa le è rimasto di quei momenti?

Quando ci hanno visti ho letto la speranza nei loro occhi, come se fosse arrivato Gesù Cristo dal cielo. Porto con me l’immagine di gente straziata, che piangeva, per cui provo una grandissima soddisfazione, una sensazione inimmaginabile. Mi sentivo il cuore pieno, ero gratificato, sapevo di aver fatto qualcosa di importante salvando 14 persone che, altrimenti, non so che fine avrebbero fatto.

Per lei non uno, ma due premi.

Dopo questo episodio, mi hanno premiato a sorpresa, l’anno scorso in occasione del quinto anniversario degli Ausiliari navali dominicani, un corpo civile riconosciuto dallo Stato di cui guido l’Unità di salvamento e soccorso in mare. Mi hanno dato una medaglia d'onore al valore e mi sono sentito chiamare dal palco all’improvviso. Mi ha premiato il comandante generale della Marina. Qui, poi, è istituito un premio per il miglior soccorso in mare di tutta l'area dei Caraibi. Gli Ausiliari navali hanno inviato il mio curriculum e sono stato scelto, sono stato indicato eroe dell'anno. Ho ricevuto una targa dell'Afras (Association for rescue and sea) e una medaglia di onore del vice ministro della Difesa.

In Italia, oltre a essere stato 35 anni nell’Arma dei carabinieri, ha creato a Pescara, nel 1993, l’associazione “Insieme nel blu”, che riuniva appassionati di mare e di subacquea e aveva un Nucleo di protezione civile. Ora di che cosa si occupa in particolare?

Sono comandante dell’Unità di salvamento e soccorso acquatico degli Ausiliari navali dominicani, ho preparato un piano di soccorso e emergenza in caso di disastro aereo con caduta in mare e ci stiamo muovendo per aprire un’attività, sempre inerente al mare. Ho costituito un nucleo di sommozzatori (lo avevo creato anche a Pescara), facendo una selezione attenta tra gli appartenenti a ogni corpo dello Stato. Dopo un corso (gratuito) ho selezionato 10 persone tra 96, preparandole nel miglior modo possibile. Qui, prima d’ora, non c'era nulla che riguardasse il soccorso in mare e la prima unità realizzata in questo campo è stata la mia. Ho anche messo a punto un piano di sicurezza acquatica e nella settimana Santa abbiamo attuato un programma di emergenza che ha consentito di non registrare incidenti. Anche quello è stato motivo di orgoglio perché abbiamo ridotto la mortalità. E poi abbiamo avviato un progetto pilota per cui ogni fine settimana facciamo una pattuglia in mare.

Non tornerà in Italia?

Ho un po' di nausea dell'Italia: lì si sente la crisi, i negozi chiudono, le tasse ti uccidono e le persone vanno via. Qui le le tasse non ti dissanguano.

Non le manca niente?

Gli amici, la mia gente di “Insieme nel blu”. Se avessi il mio Nucleo sommozzatori di Protezione civile faremmo faville.

Che ne sarà di “Insieme nel blu”?

Il gruppo si è disgregato, a fine anno non ci sarà più. Eppure noi siamo stati quelli che hanno gestito per oltre sei mesi il campo a San Martino d’Ocre, dopo il terremoto. Ma ci sono state delle vicissitudini che ci hanno fatto disamorare.

Che cosa è successo?

Noi siamo sempre stati a disposizione ma per assurdo non abbiamo mai ottenuto una sede a Pescara. Lì funziona così: se hai un aggancio politico hai la sede bella e importante altrimenti non hai né sedi né niente e devi fare tutto con le tue forze, come abbiamo sempre fatto. A Montesilvano ci avevano assegnato un locale ma poi ce l’hanno tolto, per darlo ad altri, quando è cambiata amministrazione.

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