14 giugno

Oggi, ma nel 2008, a Varese, in via Vincenzo Dandolo, veniva fermato da esponenti delle forze dell’ordine Giuseppe Uva, operaio gruista varesino di 43 anni, e dopo il passaggio in caserma veniva trasferito nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Circolo cittadino dove, il mattino successivo, morirà. Scatenando il caso, mediatico e giudiziario, di decesso controverso ipoteticamente causato da pestaggio da parte dei tutori della legge. Quando veniva fermato Uva era in centro – con l’amico Alberto Biggiogero, anche lui originario della città Estense, classe 1975 – presumibilmente in stato di alterazione dovuta al consumo di alcolici, e stava molestando la quiete pubblica soprattutto trascinando la transenna di un cantiere e un cassonetto della spazzatura.
L’8 luglio 2019 la Corte di cassazione confermerà la sentenza d’appello del 31 maggio 2018 e assolverà in maniera definitiva i due carabinieri e i sei poliziotti intervenuti la notte del 14 giugno 2008. Poi scatterà, da parte della sorella del malcapitato Lucia Uva insieme ai suoi legali, ovvero Stefano Marcolini, Fabio Matera e Fabio Ambrosetti, il ricorso alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che, il 9 aprile 2024, verrà parzialmente accolto: evidenziando la violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo. Il fattaccio (nella foto, particolare, uno dei volantini diffuso dai manifestanti durante le varie tappe del tortuoso iter processuale) verrà accomunato al decesso di Stefano Cucchi, altro evento che godrà di grande risalto, che avverrà a Roma il 22 ottobre 2009.
Ma in quel frangente, il 4 aprile 2022, la Cassazione condannerà in via definitiva gli esponenti dell’Arma Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro a 12 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. Tutta la vicenda verrà rievocata nel volume che sarà curato da Fulvio Mazza e che s’intitolerà “La vita rubata. Storia di Giuseppe Uva. Morto. Ma nessuno lo ha ucciso”, che sarà dato alle stampe da Infinito edizioni di Modena nel 2021.

