Pallanuoto

Francesco Di Fulvio: «Io, Pescara e papà. Un giorno tornerò alle Naiadi»

12 Giugno 2026

L’intervista al campione della pallanuoto. L’azzurro: «Felice del ritorno in A della mia città con mio padre in panchina. Il prossimo anno a Barcellona? Prima voglio vincere scudetto e Champions a Recco»

PESCARA. Un nome, una garanzia. Francesco Di Fulvio è sempre sulla cresta dell'onda. In attesa di ufficializzare il suo passaggio al Barcellona dopo 12 anni di trionfi con la Pro Recco, il campione pescarese si gode il ritorno in serie A2 maschile di pallanuoto della sua città, parla del rapporto speciale con il padre Franco, non esclude un suo rientro in Nazionale e pensa a rimpinguare la sua già ricca bacheca di successi.

Francesco Di Fulvio finora ha vinto 9 scudetti, 10 coppe Italia, 4 Champions League, 4 supercoppe e 1 coppa Len, tutti sotto l'egida del club ligure, senza dimenticare i vari trofei internazionali con la calottina dell'Italia come l'oro ai Mondiali di Gwangju, oltre ai due argenti di Budapest e Doha, il bronzo alle Olimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016, altri due bronzi agli Europei di Budapest e Zagabria, un argento alla coppa del Mondo di Los Angeles e un secondo posto alla World League 2017, ma anche i riconoscimenti personali quali l'onorificenza del Collare d'Oro al merito sportivo 2019, i Lens Awards 2019 e il premio di miglior giocatore al mondo del 2022.

Francesco Di Fulvio, partiamo dalla promozione del Pescara. Contento?

«Come potrei non esserlo, ho seguito tutto in streaming tifando per i colori biancazzurri. Hanno centrato un traguardo meritatissimo dopo una stagione fantastica, ripartendo dalla rabbia per la sconfitta ai rigori nella bella play off dello scorso anno con la Roma 2020. Dalle delusioni si possono costruire cicli importanti di successi con una giusta programmazione».

Ci sono segreti particolari dietro questo salto di categoria?

«Premesso che bisogna vivere lo spogliatoio per capire certe dinamiche interne, mi piace pensare che la società è stata brava a cementare un gruppo composto per la maggior parte, se non sbaglio 11 su 14, da atleti tutti pescaresi che sono cresciuti insieme alle Naiadi, nella stessa piscina dove tanti anni fa ho cominciato a muovere i primi passi nella pallanuoto. Ciò vuol dire che in serie A2 non è salita solo una squadra ma l'intera città. Questa regola vale un po' dappertutto».

Anche nella Pro Recco?

«Il paragone regge perchè pure in Liguria si è creato prima uno zoccolo duro composto da giocatori italiani, con l'aggiunta di campioni stranieri in grado di alzare il tasso tecnico che ci hanno permesso di vincere tanto in Italia e in Europa. Il Pescara invece ha conquistato la serie A2 perchè vicino ai ragazzi locali come Micheletti, De Ioris e Calcaterra, solo per fare alcuni nomi, si è creato un blocco unico inserendo atleti come Jurisic, Foglio e Nagy che hanno fatto da contorno a un progetto vincente».

Una squadra guidata da Franco Di Fulvio, suo padre che è stato una bandiera della pallanuoto pescarese nei tempi d'oro della Sisley. Che tipo di rapporto avete?

«Molto bello e profondo, al di là degli impegni professionali che ci costringono a stare lontani per tanti mesi. Lo stimo immensamente perché mi ha insegnato il rispetto per i compagni di squadra e gli avversari in qualsiasi competizione. In ogni caso, ci sentiamo sempre prima e dopo degli appuntamenti importanti. Papà è innanzitutto un amante di questa disciplina perché trova piacere nell'allenare i ragazzi e farli crescere, a prescindere dai risultati. La nostra, inoltre, è una famiglia di sportivi (mamma Monica è un'insegnante di scuola nuoto alle Naiadi, mentre i fratelli maggiori Andrea e Carlo sono anche loro pallanuotisti di livello internazionale) e in certi casi non servono le parole ma ci capiamo a volo senza alzare la voce».

È passata l'amarezza per l'esclusione dal Settebello azzurro?

«In questi mesi ci sono state varie occasioni di confronto con il presidente federale Paolo Barelli e con il commissario tecnico Alessandro Campagna sulle sue scelte e devo dire che non ho assolutamente perso le speranze di poter rientrare nel giro della nazionale. A 33 anni (li compirà il 15 agosto, ndc) ho ancora tanta voglia di rimettermi in gioco».

In quest'ottica rientra il discorso di trovare nuovi stimoli nel Barcellona, la sua nuova squadra di club della prossima stagione.

«Quest'argomento non lo posso ancora affrontare per tanti motivi. Innanzitutto per rispetto della Pro Recco, abbiamo tanti impegni imminenti dai play off scudetto alla final four della Champions League (ieri la Pro Recco ha battuto l’Oympiacos e domani in finale sfiderà il Barcellona, ndc). L'ultimo mese della stagione non è mai come i primi otto, sembra quasi un altro sport. Ci si gioca tutto e noi stiamo bene, non vogliamo avere pressioni ma torniamo a Malta a distanza di due anni e questo ci fa solo piacere. Per il futuro ci sarà tempo».

Resta ancora valido il suo sogno di concludere la carriera a Pescara?

«Perché no. Alle Naiadi mi sono tolto le prime soddisfazioni a livello giovanile sotto la guida dell'olimpionico Marco D'Altrui e sarebbe bellissimo tornarci a giocare con la squadra della mia città. Mai mettere limiti a quello che potrà succedere nei prossimi anni. L'unica promessa che mi sento di fare in questo momento è quella di poter festeggiare tutti insieme, con amici e famigliari, il mio compleanno sotto la palma della Croce del Sud a Ferragosto. Per quella data non dovrei avere appuntamenti agonistici».

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