11 giugno

Oggi, ma nel 1955, a Le Mans, in Francia, sul circuito cittadino de la Sarthe, nell’edizione numero 23 della 24 ore di automobilismo, il transalpino Pierre “Levegh” Bouillin, con la Mercedes-Benz 300 Slr, uscendo di pista, dopo aver centrato la Austin Healey del doppiato britannico Francis “Lance” Macklin, finiva in fiamme sulla paratia di protezione della tribuna colpendo gli spettatori con pezzi dell’auto che si staccavano. Precisamente cofano, monoblocco motore, radiatore e asse anteriore delle ruote. Oltre lo sventurato pilota francese (nella foto, particolare, steso esanime sul tracciato), perivano 83 persone, prevalentemente tifosi intenti a guardare sfrecciare i bolidi di loro beniamini, e ne rimanevano ferite 120.
Era e rimarrà l’incidente più grave nella storia delle competizioni ufficiali a quattro ruote a motore. Eppure la gara di endurance non veniva interrotta. Verosimilmente col pretesto di non far defluire il pubblico e agevolare i soccorsi. L’inglese Mike Hawthorn, su Jaguar D-Type, si aggiudicava il trofeo. La sciagura porterà al divieto imposto dalle autorità governative elvetiche di far transitare macchine rombanti sul proprio territorio. Quindi annullando l'atteso cimento sul Bremgarten. E tale provvedimento verrà abrogato dal Parlamento di Berna con effetto reale solo dall’1 luglio 2026.
Tra gli effetti del disastro vi sarà anche la cancellazione dal calendario internazionale della blasonata Coppa Acerbo di Pescara di quell’anno, prevista, come da tradizione, per il giorno di Ferragosto. Ma la sfida voluta dal barone dell’Aterno Giacomo Acerbo per onorare la memoria del fratello minore Tito, eroe della grande guerra, riprenderà dodici mesi dopo, nel 1956: con maggiori accorgimenti dedicati alla sicurezza. Tutta la triste vicenda verrà ricostruita nelle 290 pagine del volume, di Christopher Hilton, che sarà intitolato “Le Mans 11 juin 1955: la tragédie”, che sarà pubblicato dalla casa editrice parigina Solar, nel 2005.
