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13 giugno

13 Giugno 2026

Oggi, ma nel 1987, a Napoli, si spegneva, a 59 anni, la voce partenopea di Ruggero Ricco, conosciuto come Ruggero “Cori”, indimenticato vincitore dell’ottava edizione del Festival di Napoli, il 16 giugno 1960, col brano “Serenata a Margellina”, sostituendo all’ultimo momento il beniamino della canzone all’ombra del Vesuvio “Sergio Bruni”, al secolo Guglielmo Chianese. Cori si esibiva solo nella terza ed ultima serata, quella della finalissima, in abbinamento con Flo Sandon’s, nome d’arte di Mammola Sandon, e mandava in visibilio il pubblico del capoluogo campano. Bruni aveva intonato quella traccia nei primi due appuntamenti previsti dalla gara canora trasmessa su Rai Uno, quelli del 14 e del 15 giugno di quel 1960.

Poi, sul più bello, il 16 non s’era presentato al Teatro Mediterraneo, ufficialmente per un diverbio avuto con Claudio Villa e poi allargatosi anche ai presentatori dell’evento, ovvero Marisa Borroni e Lilly Lembo. Il già menzionato Marini, insieme con Carlo Esposito, dirigeva anche l’orchestra. Cori, sostanzialmente il rincalzo tra i 22 partecipanti, era parte della rinomata formazione “Marino Marini e il suo quartetto” (nella foto, particolare, individuato dal riquadro azzurro). Aveva iniziato con quel complesso ritmico nel 1954. Il pezzo trionfatore era opera di Umberto Martucci e Salvatore Mazzocco e diverrà un grande classico della melodia napoletana.

L’anno successivo al trionfo, il 1961, Cori non era arrivato alla finale del 16 settembre ed era stato escluso. Aveva proposto “Vicino a tte”, con testo di “Filibello”, alias Filippo Bellobuono, e base di Ciro Arciello. Aveva calcato la scena in sodalizio con Giorgio Consolini, ma la sua aspettativa di piacere ancora ai tanti ascoltatori era stata tradita. Ad avere la meglio era stato Aurelio Fierro in combinazione con Betty Curtis, nata Roberta Corti, con “Tu si’ ‘a malincunia”, singolo scritto e musicato dallo stesso ingegnere di Montella. Il 16 maggio 1962 Cori era stato condannato a 10 giorni di reclusione dalla pretura di Milano, per concubinato. Era avvenuto su segnalazione della moglie, Fortuna Pignalosa, dalla quale era separato di fatto da cinque anni, mentre si accompagnava ad una giovane viennese. La legittima consorte, madre di quattro figli avuti da Cori (ma l'ultimo non era stato riconosciuto), aveva agito proprio sull'onda della popolarità e dei temporanei maggiori incassi dovuti al successo del marito al Festival di Napoli del '60.