«Un’esplosione di reati, la violenza è in crescita»

PESCARA. Le pagine dell’ultima relazione sull’amministrazione della giustizia, che ripercorre l’attività del tribunale per i minorenni dell’Aquila, raccontano di una «perfetta continuità» e cioè «l’au...
PESCARA. Le pagine dell’ultima relazione sull’amministrazione della giustizia, che ripercorre l’attività del tribunale per i minorenni dell’Aquila, raccontano di una «perfetta continuità» e cioè «l’aumento dei reati connotati dall’uso di violenza verso le persone» tra un anno e l’altro. È accaduto nel 2022 e la tendenza è la stessa per il 2023: i ragazzi sono sempre più violenti. È quanto emerge dal numero dei procedimenti aperti al tribunale per i minorenni: un dato in rialzo tanto che la presidente del tribunale per i minorenni, Cecilia Angrisano, non esita a usare la parola «esplosione»: «A testimoniare in ambito penale l’esplosione delle difficoltà relazionali generalmente manifestate in agiti di violenza fisica tra coetanei», scrive la presidente, «si pone il numero delle iscrizioni per le ipotesi di reato di lesioni pari a 153, tanto da risultare la fattispecie di maggior rilevanza numerica. Significativo», continua la relazione, «anche il numero dei procedimenti per rissa, pari a 18, soprattutto se si considera che alcuni episodi hanno avuto caratteristiche particolarmente gravi per modalità, numero delle persone coinvolte e luoghi in cui si sono svolte, tanto da richiamare forte attenzione mediatica».
La relazione parla anche di atti persecutori che «nella esperienza concreta risultano relativi a gravi atti di bullismo tra coetanei» e pure tra ex fidanzatini, «riportando anche nell’ambito dei minorenni le arretratezze culturali e l’incapacità di tollerare i rifiuti e le frustrazioni che così pesantemente incidono sulla qualità essenziale in una relazione del rispetto per la persona dell’altro e dell’accettazione dell’autodeterminazione». E la relazione di Angrisano, uno spaccato a metà strada tra cronaca giudiziaria e analisi sociologica, dice anche: «I profili peggiori di questa carenza di riconoscimento del valore della persona e della libertà dell’autodeterminazione si esprimono nell’ambito dei reati sessuali in cui risultato 32 procedimenti per reati di violenza sessuale, tra i quali si collocano anche gravi delitti di violenza sessuale di gruppo».
Impossibile tracciare l’identikit dei ragazzi violenti: i protagonisti dell’ultimo caso di Pescara sono i giovani della porta accanto, classici “bravi ragazzi” fino a prova contraria. Su questo la relazione spiega: «Gli autori di reato non provengono solo da classi sociali svantaggiate in cui sia carente anche il grado di istruzione, da subculture criminogene e anzi sono spesso studenti e figli di famiglie appartenenti alla borghesia, sicché deve necessariamente riproporsi il tema della trasmissione di modelli relazionali che comportino la reale acquisizione culturale della parità di genere, il riconoscimento delle emozioni proprie e altrui, la consapevolezza della negatività della violenza in qualunque forma agita e il senso del limite fondato sul rispetto dell’altro». (p.l.)

