Un giorno al museo migliaia in fila per mummie e papiri

Ingresso gratuito nel primo giorno di apertura al pubblico: ne hanno approfittato 6.500 persone
di ELISABETTA ARRIGHI
Un restyling completo, costato 50 milioni di euro e 1080 giorni di cantiere, ovvero tre anni e mezzo di lavori, senza mai essere completamente chiuso al pubblico. Da mercoledì il Museo Egizio di Torino si ripresenta sulla scena culturale con una superficie raddoppiata (ora diecimila metri quadrati avendo inglobato anche l’ex Galleria Sabauda) e una multimedialità che lo catapulta direttamente dalla civiltà delle piramidi alla tecnologia del Terzo Millennio. Il 31 marzo e il primo aprile, per il museo torinese sono stati i due giorni chiave che hanno segnato la “ripartenza”. Martedì sono arrivate le autorità e gli invitati per la preview, mentre mercoledì l’ingresso è stato gratuito fino alle 23, e non era un “pesce d’aprile”. Così fin dal mattino è stato un boom di visitatori. Esaurite le prenotazioni, in 6.500 si sono messi in fila nell’arco della giornata, in paziente attesa perché si poteva entrare solamente a gruppi di 200 persone per volta (aperto tutti i giorni, info su www.museoegizio.it).
. Quattro piani. Il nuovo percorso museale è articolato su quattro piani (nella grafica a centro pagina la pianta del museo, ndr) nel Palazzo dell’Accademia delle scienze e dal punto di vista storico-temporale le collezioni esposte - 6.500 reperti (su 30mila complessivi) - coprono il periodo che va dal 4000 a.C. fino al 700 d.C. lungo un percorso museale lungo circa due chilometri.
Nel sottosuolo. Il visitatore è accolto, dopo aver attraversato il cortile del palazzo, dal blocco al piano ipogeo che comprende biblioteca, storia del museo, biglietteria, bookshop e guardaroba.
Le scale mobili. Poi si comincia a salire utilizzando scale mobili, velocissime e avveniristiche, che coprono un dislivello di 24 metri e scorrono in continuazione come l’acqua del Nilo dalla sorgente nel cuore dell’Africa al mar Mediterraneo.
Il piano terreno. Si arriva così al piano terreno, dove l’allestimento prevede la Galleria dei Re e il Tempio di Ellesjia-Sala Nubiana. In più il museo offre vari servizi, fra cui caffetteria e toilette.
Il primo piano. Al primo piano si ritroveranno gli stessi servizi del terreno, mentre il percorso museale dipana le seguenti tappe: Deir El Medina, Tomba di Kha, Galleria dei sarcofagi (con le mummie), papiroteca, Valle delle Regine, reperti di epoca tarda, di epoca Tolemaica, Romana e tardo-antica.
Il secondo piano. Al secondo piano ai servizi si aggiungono anche le aule didattiche, quindi le sale seguono il percorso che prevede l’epoca predinastica-antico regno, la Tomba degli ignoti, Tomba di Iti e Nefereu, il medio regno e il nuovo regno.
La grande arca. Alla fine dei circa due chilometri di itinerario museale, alla sommità si troverà la grande arca di 40 metri che mette in mostra pezzi delle collezioni rimasti per anni nei depositi del museo.
Un po’ di storia. Il primo oggetto arrivato a Torino, nucleo iniziale di quello che poi diventerà il Museo Egizio, fu una tavola d’altare con rimandi egizi acquistata nel 1630 da Carlo Emanuele I di Savoia. Un secolo più tardi, nel 1721, Vittorio Amedeo II di Savoia fondò il Museo della Regia Università di Torino. Nel 1757 Carlo Emanuele III di Savoia, per arricchire il museo, incaricò il botanico padovano Vitaliano Donati a fare un viaggio per acquistare in Egitto mummie e manoscritti vari. Passa un altro secolo, e nel 1824 venne fondato ufficialmente il Regio Museo delle Antichità Egizie con l’acquisizione da parte di Carlo Felice di Savoia di una collezione - 5.268 oggetti, fra cui 170 papiri, 100 statue, poi sarcofagi, mummie, oggetti di vita quotidiana... - messa insieme da Bernardino Drovetti, che aveva seguito Napoleone in alcune campagne militari e da questi era stato nominato console di Francia in Egitto. Da allora la collezione museale torinese è andata sempre ampliandosi, grazie ad acquisizioni e anche, a fine Ottocento, a scavi organizzati in Egitto dal direttore Ernesto Schiaparelli. L’ultima acquisizione importante risale al 1970, quando il tempietto di Ellesjia venne donato dall’Egitto all’Italia per l’apporto tecnico e scientifico dato durante il salvataggio dei monumenti nubiani minacciati dalla costruzione della diga di Assuan.
Allestimento moderno. Ma torniamo ai nuovi allestimenti del museo di Torino che con questo importante restyling ha eliminato i vecchi schemi legati alla presenza di reperti conservati in apposite teche. Che sono scomparse: al loro posto grandi vetrine di cristallo che permettono in questo modo l’osservazione dei reperti a tutto tondo. E anche i papiri - oltre quaranta - hanno trovato una nuova collocazione, essendo stati riuniti in una delle sale (la 9) al primo piano.
La multimedialità. Dal punto di vista multimediale, è possibile seguire su tablet e smartphone la traduzione dei geroglifici. E fra le lingue delle audioguide è stata introdotta anche quella araba.
Il logo-geroglifico. Il ministro Franceschini ha definito l’inaugurazione del nuovo “Egizio” - che ha scelto nel logo anche un disegno che traduce la M di museo e la E di egizio in una specie di geroglifico - «uno strepitoso successo mondiale». Aggiungendo che oggi i musei devono rappresentare per il visitatore una “vera esperienza” emozionale, storica e filosofica, grazie anche ad allestimenti contemporanei come quello torinese. Un museo che nel 2014, in presenza dei lavori, ha fatto 569mila visitatori contro i 529mila del 2006, anno delle Olimpiadi invernali in Piemonte.

