Un grande parco verde al posto del cementificio

7 Ottobre 2017

D’Alfonso: «Siamo contrari al riuso industriale dell’area di via Raiale» La Regione valuta l’acquisto dell’immobile, ma l’asta giudiziaria è in corso

PESCARA. Corsa contro il tempo per bloccare la riaccensione del cementificio di via Raiale. Ieri, il presidente della Regione Luciano D’Alfonso è sceso in campo per esprimere la sua netta contrarietà al riuso industriale di quell’area, che potrebbe essere trasformata in un grande parco verde. Insieme a lui hanno detto no, in una conferenza stampa all’Aurum, anche il presidente della Provincia Antonio Di Marco, il sindaco Marco Alessandrini e il vice sindaco Antonio Blasioli, confortati dai pareri contrari alla riattivazione dell’ex opificio del direttore sanitario della Asl Valterio Fortunato e del direttore dell’Arta Francesco Chiavaroli.
IL PRIMO PASSO. Le istituzioni abruzzesi, unite come non mai, hanno deciso di dare battaglia contro l’ipotesi di una riattivazione dell’ex opificio spento da maggio 2015 a causa della crisi che ha colpito la proprietà della fabbrica, la Sacci, in liquidazione. Il primo passo lo farà il presidente della Regione con una lettera indirizzata al liquidatore giudiziale Riccardo Tiscini «per dire no al ripristino dell’attività industriale».
L’ASTA E’ IN CORSO. Ma la situazione appare delicata, perché è già stata avviata l’asta giudiziaria per la vendita del cementificio al prezzo base di 1.905.169 euro. Il 25 settembre scorso, è stata fatta l’asta di prequalifica, cui hanno preso parte sei pretendenti. Uno solo di questi è abruzzese, più precisamente di Chieti, gli altri provengono da Napoli, Catanzaro, Melizzano, Ravenna e dal Veneto. Mercoledì prossimo 11 ottobre, si dovrebbe svolgere l’apertura delle buste. Difficile, a questo punto, pensare che l’asta possa essere fermata, o che le imprese partecipanti possano desistere e rinunciare all’acquisto. Ma D’Alfonso è convinto che ci sono ancora spazi di manovra e ieri ha rivelato che la Regione sta anche valutando l’ipotesi di partecipare all’asta per acquistare l’immobile cercando di coinvolgere la fondazione PescarAbruzzo.
UN GRANDE PARCO. «Scendo a petto nudo per dire quello che pensa il territorio», ha affermato D’Alfonso, «diciamo no alla riattivazione industriale del cementificio. Diciamo no anche ai morsi urbanistici per quanto riguarda quell’area, perché Pescara ha già dato».
«Quello è uno spazio giacimento a favore della qualità della vita di Pescara, dei suoi bambini, delle famiglie», ha fatto presente, «la Nuova Pescara dovrà vedere quell’opera come il primo investimento a favore della qualità della vita. Pensiamo ad un’area che si chiamerà Decementa».
L’idea sarebbe quella di realizzare un grande parco verde con strutture culturali. È ciò che suggerisce il segretario cittadino del Pd Moreno Di Pietrantonio, che ha organizzato per oggi un incontro con alcuni residenti davanti al cementificio.
NO ALLE COSTRUZIONI. «L’ex opificio», ha fatto notare D’Alfonso, «è il primo spazio che si incontra entrando in città, è vicino al fiume, ha una grande storia identitaria che sta alle spalle. Noi ci vogliamo fare un investimento come città e come Regione. Il bene vale un milione e mezzo, ma io vorrei spiegare agli imprenditori che intendono investire di non metterci amore, perché non saranno possibili né la riattivazione industriale, né speculazioni urbanistiche». «Quell’edificio», ha aggiunto, «è il buongiorno che Pescara dà a chi arriva in città. Si sappia che non è più possibile fare cemento a Pescara».
Nettamente contrario anche Alessandrini «ad un ritorno al passato in cui la città era diversa, in cui quella era periferia» e ha sottolineato la volontà di un uso pubblico di quell’immobile. «La Provincia», ha avvertito Di Marco, «accompagnerà tutte le iniziative finalizzate al bene della città». Chiavaroli, invece, ha fatto sapere che l’Arta ha continuato i monitoraggi ambientali anche dopo la chiusura del cementificio. «Quelle strutture, sia impiantistiche, che edili», ha precisato, «sono inadeguate a causa di un decadimento notevole, per cui la riapertura o il riutilizzo non sono possibili».
Fortunato, infine, ha detto che «crea preoccupazione l’idea di avere un ulteriore elemento di inquinamento ambientale».
LE ALTRE REAZIONI. «Da assessore, ma soprattutto da cittadina sosterrò con forza le azioni messe in campo per escludere il ripristino delle attività industriali in quell’area», ha commentato l’assessore regionale Marinella Sclocco. Hanno espresso la netta contrarierà alla rinascita del cementificio anche i consiglieri di Mdp Stefano Casciano e Carlo Gaspari: «Il nostro gruppo si schiera a fianco delle istituzioni locali che stanno lavorando per restituire quegli spazi alla collettività».
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