Un grande tessitore mite e pragmatico «Non ha mai diviso»
Pochi nemici tra i Dem, con il segretario un dialogo sincero Ambiente e Margherita nel percorso del nuovo premier
ROMA. Sarà un tessitore. Dentro e fuori i confini nazionali. Pochi nemici dentro il Pd, forse nessuno, dialogante con le altre forze politiche. In ottimi rapporti con le Cancellerie straniere. Paolo Gentiloni, che ieri ha ricevuto l’incarico dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, di formare un nuovo governo dopo la batosta referendaria, ha prima di tutto il compito di dare al Paese nuova legge elettorale per tornare al voto, risolvere la crisi del Monte Paschi di Siena e lavorare per ricucire i rapporti tra i Paesi dell’Unione europea. «Ha sempre fatto questo: opera di mediazione, dai tempi in cui era portavoce di Francesco Rutelli sindaco di Roma», dice chi lo conosce bene ed è stato al suo fianco.
Renziano, ma non del Giglio magico, anche perché non è fiorentino, bensì romano, viene descritto da tutti, e ne ha dato prova, come una persona mite e pragmatica. «Incarna continuità con il vecchio esecutivo, ma è indipendente e leale. È un politico che ha sempre unito e mai diviso», dice per esempio Ermete Realacci. Dopo la sconfitta del 4 dicembre Gentiloni scriveva su Twitter: «Capisco la delusione, ma si può essere tristi per un giorno. Bisogna saper perdere come ha indicato Matteo Renzi. E poi ripartire». E il governo adesso potrebbe ripartire proprio da lui.
Con Renzi ha sempre avuto un dialogo sincero, come quando nel 2014 gli disse, con toni sempre pacati, che la sua ascesa a Palazzo Chigi al posto di Enrico Letta gli era sembrata prematura, salvo poi ricredersi ed entrare a far parte del governo. Cosa che qualcuno della sinistra-sinistra Pd non ha visto di buon occhio. Alla Farnesina, come ministro degli Esteri, si è trovato ad affrontare missioni delicate, tra cui la liberazione dei due marò e l’uccisione di Giulio Regeni. In entrambi casi, il mite Gentiloni ha invece fatto uso della durezza che in pochi conoscevano.
Per il premier incaricato, la passione politica è arrivata prestissimo, grazie al fascino della sinistra extraparlamentare e “gruppettara”. Così Gentiloni è entrato nel Movimento studentesco di Mario Capanna, si è laureato in Scienze politiche e ha presto scoperto il giornalismo (scrivendo sul settimanale Fronte popolare, su Pace e guerra di Luciana Castellina). Poi la prima vera svolta, quella ambientalista. Nei primi anni ’80 è diventato direttore di Nuova Ecologia, il periodico di Legambiente, e ha conosciuto Ermete Realacci, Chicco Testa e, soprattutto, Francesco Rutelli. Più tardi è arrivata la Margherita, partito che Gentiloni ha fondato, gli anni da deputato semplice e l’escalation fino al ruolo di ministro delle Comunicazioni ricoperto nel governo “Prodi II”, dopo essere stato presidente della Vigilanza Rai.
Stile e carattere sono diversi rispetto a Renzi, ma nel Pd c’è chi spera che, grazie al suo essere sempre molto misurato, Gentiloni possa mettere d’accordo le varie anime che convivono in Parlamento.
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