Un museo con i reperti dell’età della pietra

Bolognano. Il sindaco Di Bartolomeo recupera gli oggetti trovati in una grotta: «Saranno esposti»
BOLOGNANO. Macine, asce, conchiglie ornamentali, falcetti, lamette di selce, antiche ceramiche. Utensili risalenti all'età delle pietra e del bronzo, rinvenuti soprattutto negli scavi nella Grotta dei piccioni, di Bolognano, a partire dal 1870, che per anni sono rimasti impacchettati in alcuni dei 71 scatoloni giacenti nei depositi della Soprintendenza archeologica, a Chieti.
Attraverso una serie di ricerche d'archivio, durate un anno e mezzo, il sindaco Guido Di Bartolomeo, ha rintracciato il prezioso patrimonio del Neolitico, è andato a riprenderselo a Chieti e tra meno di un anno sarà esposto al pubblico nel museo in fase di allestimento nell'ex municipio di via Marconi, a Bolognano. I pezzi si trovano in quella sede supersorvegliata con sistemi di allarme di nuova generazione e lì resteranno per essere ammirati da cittadini e turisti.
L'apertura del museo è prevista prima dell'estate: è attesa la firma della convenzione tra la Soprintendenza e il Comune di Bolognano. «I reperti archeologici rinvenuti soprattutto in uno dei siti più importanti del nostro territorio, la Grotta dei piccioni, risalenti al Neolitico, finalmente sono tornati a Bolognano», annuncia Di Bartolomeo, «dopo essere stati custoditi per anni nei locali della Soprintendenza archeologica teatina». «L’accettazione della mia istanza avvenne già oltre un anno fa», ripercorre il sindaco, «e dopo il disbrigo delle relative pratiche burocratiche qualche giorno fa, alla presenza dell’archeologa Anna Dionisio, abbiamo preso in consegna ben 26 contenitori con oggetti storici, a cui se ne sono aggiunti ulteriori 45 con reperti recuperati nei territori di Abbateggio e Roccamorice, perlopiù fossili ed utensili, che saranno conservati a Bolognano. Delle numerose scoperte della Grotta dei piccioni, fanno parte oggetti in ceramiche antiche ma anche macine, asce, conchiglie ornamentali, falcetti e lamette di selce».
«La stagione degli scavi», conclude il sindaco, «fu inaugurata nel lontano 1870 e tutti i rinvenimenti, dalle prime fasi dell’età della pietra fino all’età del bronzo, sono rimasti finora invisibili. Auspico di poter presto renderli noti per fini storici e didattici. La volontà è quella di valorizzare l’identità culturale del territorio e di dar vita ad una realtà museale che sappia rispondere alle esigenze della domanda turistica sempre più attratta dal legame tra i luoghi ed il loro patrimonio storico e artistico». (c.co.)

