Un’occasione per favorire la governabilità

25 Novembre 2016

di MARCO ALESSANDRINI* Voto sì al Referendum del 4 dicembre prossimo per semplificare il nostro modello costituzionale, favorire la decisione pubblica e quindi la governabilità, dare continuità tra...

di MARCO ALESSANDRINI*

Voto sì al Referendum del 4 dicembre prossimo per semplificare il nostro modello costituzionale, favorire la decisione pubblica e quindi la governabilità, dare continuità tra voto dei cittadini, scelta di governo e di leadership con governi di legislatura e naturalmente un giudizio periodico degli elettori sulle cose fatte e su quelle da farsi.

In pillole la riforma significa addio al bicameralismo perfetto, con la trasformazione del Senato in un'assemblea rappresentativa di Comuni e Regioni e il conseguente snellimento del procedimento legislativo; significa ridurre i costi della politica: meno parlamentari, abolizione del Cnel (Consiglio nazionale dell'Economia e del Lavoro) e delle Province (che verranno eliminate dalla Costituzione), i consiglieri regionali non potranno percepire un'indennità più alta di quella del sindaco del capoluogo di Regione. Gli oppositori sono molti, ma ci sono altrettanto numerose smemoratezze tra politici e studiosi, che sembrano aver dimenticato tutto il lungo iter di riflessione e i vari tentativi di rivedere la seconda parte della Costituzione che ci hanno accompagnato fino ad oggi.

Peraltro oggi non si tratta solo di porre rimedio a tale smemoratezza e dunque di recuperare un abnorme ritardo che negli anni si è accumulato, ma qui si tratta di constatare com'è ridotto il nostro quadro istituzionale per non averlo riformato prima, di come sia stato mortificato il Parlamento e stravolto il processo legislativo a causa di pesanti e croniche forzature. La riforma ne può consentire il superamento e rappresenta oggi, proprio per questo, una priorità e un'urgenza che consentirà di andare avanti senza perdere altro tempo. Per tutte queste ragioni bisogna fare lo sforzo di uscire da un clima di assurda belligeranza che si è creato, visto che bocciare la revisione della Carta sarebbe un'occasione mancata di riformarla e alla luce del tempo trascorso non credo proprio che si potrebbe ripartire da zero e fare meglio.

Trovo inquietante e distruttiva una politica che non tiene in minimo conto il senso di responsabilità e le molte incognite che premono sul futuro del Paese e su quello delle generazioni di domani. Credo che mettere oggi a rischio la continuità e l'azione di governo esponga il Paese a una serie di incognite di convulsione politica, istituzionale e finanziaria che non possono essere sottovalutate. La cosa è diventata più grave dopo il referendum britannico, anche da noi oggi circola con maggiore intensità qualcosa di più di un vento euroscettico o eurodistruttivo, siamo di fronte a un'ondata di posizioni populiste, di politica della rabbia e di furia iconoclasta, un vento diventato ancora più forte con l'elezione di Trump a presidente degli Stati Uniti.

Concludo, coltivando il vizio della memoria per ricordare doverosamente il contesto in cui è nata la riforma: i risultati elettorali del 2013 con cui si è avviata la legislatura; le difficoltà nella formazione del nuovo governo e il passaggio, non certo agevole, che ha condotto allora alla riconferma di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica, ma proprio a condizione che le forze politiche si fossero impegnate nella necessaria opera di revisione costituzionale.

Adesso è l'ora di andare oltre e superare una troppo lunga stagione di inconcludenza riformatrice che ha concorso a ridurre la fiducia nella politica e, in generale, l'autostima del Paese; è giunta l'ora dell'Italia resiliente, che reagisce alle sue crisi e mostra di sapere e volere cambiare.

*Sindaco di Pescara