Un padre e una festa da incubo «Mia figlia ha rischiato la vita»

15 Dicembre 2018

PESCARA. «È successo. Ho pensato questo, lo scorso sabato, apprendendo la notizia di Corinaldo. Con una fitta al cuore per quello che era successo, dentro di me ho avuto la conferma alla paura che...

PESCARA. «È successo. Ho pensato questo, lo scorso sabato, apprendendo la notizia di Corinaldo. Con una fitta al cuore per quello che era successo, dentro di me ho avuto la conferma alla paura che avevo provato a giugno andando a riprendere mia figlia in un locale della riviera pescarese, alla festa di istituto di fine anno. Ho pensato “ecco, è successo”, perché quanto avvenuto a Corinaldo poteva succedere anche a Pescara quella sera. Le dinamiche sono sempre le stesse: sovraffollamento e mancanza di vie di fuga». L.D., di professione avvocato, è il papà di una ragazzina di 15 anni che, come altre centinaia della sua età frequenta locali e discoteche in occasione delle feste di istituto. E anche quella di giugno, la serata a cui si riferisce il genitore- ancora stravolto a distanza di sei mesi - era una festa di fine anno scolastico. «Era una festa dei due licei scientifici e del classico», riferisce il genitore.
«L’immagine che ho di quella sera è dei ragazzi stipati contro le balaustre della terrazza del locale, una scena allucinante. Ma i timori», precisa il genitore, «li avevo avuti già mentre l’accompagnavo, lungo la Riviera, con il traffico bloccato e la sensazione che non potesse passare neanche un’ambulanza se ce ne fosse stato bisogno. In ogni caso mia figlia è arrivata ha trovato le amiche e alla fine è entrata. Ma la preoccupazione non mi ha lasciato neanche quando sono tornato a casa, tanto che ho provato a contattare il locale, tramite un numero trovato sulla sua pagina Facebook, per segnalare quella situazione di caos. Mi ha risposto una persona gentilissima che però, dopo avermi ascoltato, mi ha fatto presente che non erano loro a organizzare quella serata, ne’ a gestire il locale. Quindi niente, abbastanza teso dopo un po’ sono andato a riprendere mia figlia, ma lì la mia agitazione è lievitata. Ho trovato un’orda di ragazzini fuori, con un tappeto di bottiglie davanti al locale. Dall’esterno si vedevano questi ragazzi tutti stipati contro la balaustra della terrazza. Una scena da brividi, tanto che a brutto muso ho chiesto al buttafuori di recuperarmi mia figlia. Quando è arrivata, lei stessa mi ha confermato che per le scale c’era un muro di gente, che era impossibile muoversi. A quel punto, il tempo di salire in macchina e le ho detto: “Con oggi abbiamo chiuso, non vai più a queste serate”. Perché sì, temevo quello che purtroppo è successo a Corinaldo: poteva succedere anche quella sera». (s.d.l.)