Un sequel demenziale con Ben Stiller che non sorprende più

14 Febbraio 2016

Nel film “Zoolander 2” anche Justin Bieber che corre a perdifiato a Roma di notte inseguito fino a casa di Sting

Purtroppo, va subito detto. “Zoolander No. 2” non è “Zoolander”, film uscito ben quindici anni fa, e per molti vero e proprio fenomeno di culto. Allora, il supermodello Derek Zoolander/Ben Stiller fu davvero una sorpresa. Comicissimo, parossistico, ai limiti dell’estremo, e insieme memorabile. Come, la galleria di personaggi al suo fianco, primo fra tutti Hansel, con i suoi tormentoni e quella faccia un po’ così che ha solo Owen Wilson. “Zoolander No. 2”, firmato dallo stesso Ben Stiller, era, neanche a dirlo, un sequel attesissimo, e non è certo il suo lungo incipit ad averci deluso. Siamo a Roma, di notte. Justin Bieber (sì, proprio lui) corre a perdifiato, inseguito da due motociclisti.

Giunto alla porta di Sting – quello vero, quello di “Roxanne” -, viene colpito a morte da una raffica senza fine di proiettili, che gli lasciano comunque il tempo di farsi un selfie. L’espressione? Stile Magnum, improbabile espressione facciale degna del primo “Zoolander”. Azione e risate, con un Bieber decisamente autoironico, in una Roma bellissima che in questo film ha un’unica rivale, l’investigatrice Penelope Cruz. In forma smagliante e in stato di grazia, alle prese con una serie di omicidi finiti tutti nello stesso modo e alla ricerca di Derek Zoolander. Ancora nei pressi del prologo, lo ritroviamo eremita in un solitario Nord del New Jersey. E’ diventato per sua stessa ammissione un “granchio solitario” dopo il crollo del suo “Centro Derek Zoolander Per Ragazzini Che Non Riescono A Leggere Bene E Che Vogliono Imparare A Fare Anche Tante Altre Cose Buone”, collassato su se stesso a due giorni dalla sua inaugurazione.

Crollo di cui peraltro è accusato in quanto avrebbe utilizzato per costruirlo materiali da modellini. Sotto le macerie ha perso la vita sua moglie Matilda (Christine Taylor), ha riportato ferite anche Hansel, che ora rifiuta di parlargli perché rimasto “sfigurato”. E, come se non bastasse, Derek ha perso la custodia del figlio Derek Junior perché non considerato un buon padre. Informazioni che arrivano rapide, grazie a trasmissioni tv che in sequenza raccontano i suoi ultimi quindici anni. E’ da qui che ha inizio la storia, con una nuova proposta di lavoro che giunge, non casualmente, al protagonista e all’amico di sempre Hansel, alle prese con una famiglia “orgiastica” e la decisione di accettare l’idea di diventare padre. Il destino li rivuole insieme nella Città Eterna per un grande evento, che potrebbe rilanciare la loro carriera e permettere a Derek di riavere suo figlio… Se il primo film era riuscito a far sbellicare dalle risate anche il pubblico più esigente, nell’insieme i primi dieci minuti di “Zoolander No. 2” restano una delle poche cose davvero convincenti. C’è ancora un complotto, certo, e dietro tutto c’è sempre Mugato (Will Ferrell), ma la comicità qui è solo di situazione, e i momenti davvero esilaranti si contano sulle dita di una mano. Qualcosa non va, non torna, storia e divertimento stentano a decollare. La Magnum dura un attimo, così la Blue Steele, e una “nuovissima” espressione che ha a che fare con una fantomatica fonte della giovinezza e con il complotto da sventare. Le gag si susseguono, poche hanno l’effetto desiderato, molte giocano sull’assurda stupidità dei protagonisti e sulla presenza di tante star. Come nel primo capitolo, che aveva ospitato David Bowie, gli imprevedibili camei sono il vero piatto forte: oltre al già citato Sting, Valentino, Tommy Hilfiger, Susan Sarandon, Kiefer Sutherland e Beneditc Cumberbatch, in un ruolo che non t’aspetti, e tanti altri. Sketch, piccoli brividi, come a teatro, davanti ad uno spettacolo di cabaret che non sarà il migliore della tua vita. Sullo sfondo, il sogno di vivere il fashion ai massimi livelli, e il desiderio di mescolare cattiveria a parodia, puntando il dito sulle celebrity e sul loro mondo. Tra le novità, la presenza di un figlio, il bravo Cyrus Arnold, grassottello e intelligentissimo, niente a che fare con suo padre. E un nuovo amore per il supermodello, che è doveroso non “spoilerare”. Con la speranza di un capitolo tre, meglio progettato e scritto, per tornare ai fasti di “Zoolander No. 1”, che comunque resta un cult da non dimenticare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA