Un sistema galleggiante per bonificare il Saline

Docenti universitari a convegno sul fiume, pannelli per purificare le acque Blitz degli attivisti: il bacino fluviale torni di competenza nazionale
MONTESILVANO. Un innovativo sistema per purificare le acque che potrebbe essere sperimentato anche nel fiume Saline. Il progetto, elaborato da una squadra di docenti dell'università di Pisa, è stato illustrato ieri pomeriggio nel municipio di Montesilvano nel corso di un convegno dal titolo «Saline, un fiume di opportunità». L'incontro, che ha visto la partecipazione del sindaco Francesco Maragno e degli assessori regionali e comunali, Mario Mazzocca e Paolo Cilli, oltre che di numerosi attivisti (tra cui quelli dell’Altracittà che hanno esibito cartelli affinché la questione Saline torni di competenza nazionale), si è aperto con un excurcus storico-economico dei problemi del bacino fluviale, curato dalla docente dell'università di Chieti-Pescara Paola Pierucci. A seguire la presentazione dello stato attuale del fiume all'indomani del declassamento da sito di interesse nazionale (Sin) a regionale (Sir), riassunto dal dirigente del servizio gestione rifiuti della Regione Franco Gerardini.
Spazio anche alla messa in sicurezza dell'ex discarica di Villa Carmine, tema affrontato dal commissario ad acta Domenico Orlando, e al piano di rilancio del fiume Piomba, curato da Antonio Cilli dell'università di Chieti-Pescara. Il convegno è entrato poi nel vivo con Francesco Ciardelli, docente del dipartimento di Chimica dell'università di Pisa, che ha illustrato le «tecnologie per l'abbattimento degli inquinanti inorganici e organici nella acque superficiali del Saline». Il principio, elaborato con il docente Roger Fuoco e con gli esperti dello Spin-Pet (Spin off dell'ateneo pisano) Cosimo Bruni e Domenico De Nardi, è quello di realizzare un sistema che permetta all'acqua di venire a contatto con “adsorbenti” realizzati con componenti rimovibili, rinnovabili e riutilizzabili. Ciò potrà essere realizzato con un sistema a pannelli galleggianti sull’acqua. Il materiale è una sorta di spugna selettiva che cattura solo gli inquinanti che si vogliono estrarre. L'intervento potrà essere esteso anche sui sedimenti del fiume intervenendo con materiali naturali puliti, come argilla e sabbia, e materiali artificiali in grado di trattenere i sedimenti. Tutto il processo, come garantito dagli esperti, sarebbe realizzato con materiali riciclabili e riutilizzabili che non hanno controindicazioni a livello ambientale e potrebbe trovare nel Saline il suo primo laboratorio.
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