Un superteste incastra Zenone Ma il vigile del fuoco nega tutto

8 Novembre 2024

Il 51enne di Farindola arrestato per spaccio: «Erano solo acquisti di gruppo». E dalle intercettazioni spunta il dialogo in auto con il procacciatore di Picciano: «Io una mezza chilata la devo prendere»

PESCARA. Dalle carte dell’operazione “Acque agitate”, condotta dai carabinieri di Penne guidati dal capitano Alfio Rapisarda, sotto il coordinamento del pm Andrea Papalia per un ampio commercio di cocaina, che vede come protagonista il vigile del fuoco in servizio a Penne, Gaetano Zenone (finito in carcere), 51enne di Farindola, fra le tante dichiarazioni di acquirenti che hanno confessato ai militari i vari rifornimenti di cocaina, c'è anche una sorta di superteste.
Questi, in un primo momento aveva negato tutto, salvo poi tornare dai carabinieri e spifferare accuse anche piuttosto pesanti contro Zenone.
IL SUPERTESTIMONE Il teste, al termine dell’interrogatorio aveva fatto delle ulteriori dichiarazioni ai militari (riportate in un’apposita annotazione). Aveva detto che due giorni dopo si era recato nell’azienda agricola del padre di Zenone e che quest’ultimo era già a conoscenza dell’interrogatorio. Zenone affermava che gli era stato consigliato di dire, alle persone convocate dai carabinieri, di negare qualsiasi circostanza per far cadere le eventuali accuse. Zenone sapeva di essere controllato dai carabinieri di Penne e per questo motivo comprava poco stupefacente per non essere indagato per spaccio, ma eventualmente segnalato solo per uso personale. Il teste aggiungeva che fino a poco tempo prima, però, Zenone comprava un chilo di cocaina per volta, pagandolo anche 40 mila euro in contanti, e che ormai spacciava da oltre dieci anni e che nella zona di Montebello di Bertona lo sapevano tutti, ma lui non si curava di eventuali controlli: «Si era sparsa la voce», scrive il pm nella sua richiesta di arresti, «che lo stesso godeva della protezione/copertura delle forze dell’ordine»; e comunque il teste non voleva sottoscrivere quanto appena riferito «per paura di eventuali ritorsioni ed anche perché è suo parente».
LUI NEGA Nell’interrogatorio cui venne sottoposto Zenone (con la nuova norma l’interrogatorio precede l’emissione della misura cautelare, ma solo fino ad un certo tipi di reato), il vigile del fuoco, difeso dall’avvocato Luca Torino Rodriguez, aveva in sostanza negato ogni addebito, sostenendo una tesi diametralmente opposta rispetto alle risultanze delle investigazioni raccolte: ha parlato di «acquisti di gruppo», come dire la consumiamo fra amici e parenti e invece di andare ognuno di noi ad acquistarla, lo faceva uno e poi si consumava tutti insieme.
LE INTERCETTAZIONI Ma le verità emerse dall’ambientale posto all’interno della sua autovettura, forniscono uno spaccato completamente diverso. La misura cautelare ha raggiunto anche un suo cugino, Antonio Marini, carabiniere in congedo (anche lui difeso da Rodriguez) 52enne di Farindola e Valentino Longaretti (assistito dall’avvocato Luca Pellegrini), 37 anni di Picciano. Ebbene, a illuminare la procura è venuto in aiuto proprio Longaretti che sarebbe stato il rifornitore di cocaina di Zenone. C’è una conversazione tra i due che è difficilmente superabile.
Si parla non solo di scarsità di cocaina in commercio in quel momento, ma anche della bassa qualità della droga. «Io più di questa al momento non posso soddisfarti, ci saranno tempi migliori, pure come prezzo... per me è cara veramente: 850 è carissima», dice Longaretti.
E Zenone risponde concordando sulla qualità molto scadente: «Questa non si può toccare per niente. Ma che sei matto? Che vuoi toccare». E Longaretti ribadisce: «ti ripeto che mò è cara pure per me, tu non credere...i tagli li vendo a 70...te lo giuro adesso è così... va a finire che tra un mese si sblocca». E ancora: «Io vendo 150, 200 pezzi a settimana», afferma Longaretti, che poi gli propone di scegliere dove andare con lui a comprarla: Roma, Ancona, Milano. «Più di così non ti posso aiutare: potrei anche partire per Roma...i miei cugini sono Casamonica, ma il problema sai quale è: è tornare da su. Io su la prendo a meno, ci sono andato una volta con il bus per paura».
E ancora, per chiudere il discorso: «Io a tre parti tengo gli agganci: Ancona, Roma e Milano. Milano sotto Natale tutti quanti a fare offerte, volevano fare Natale a tutti i costi, pure i mammasantissima. A 26 non l’ho voluta prendere perché mi hanno smontato anche il cruscotto...mi sono freddato, impaurito mi sono fermato».
E Zenone, sconsolato dice: «Portamene dieci, così che ci faccio non mi piace. Ma così non si può fare, io una mezza chilata la devo prendere».
IL CARCERE La Procura ha motivato la sua richiesta di carcere per Zenone e Longaretti (quest’ultimo poi posto ai domiciliari dal gip Mariacarla Sacco insieme a Marini), sostenendo, soprattutto per il vigile del fuoco, «la peculiare pericolosità resa evidente oltre che dalla naturalezza con cui vengono maturate e realizzate le azioni delittuose, anche dal fatto che, pur appartenendo ai vigili del fuoco di Penne, svolge una pluriennale, reiterata e sistematica attività di spaccio di droghe pesanti proprio nelle stesse località ove esercita le sue funzioni di vigile e, sovente, anche durante lo svolgimento del servizio istituzionale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA