Un tubo esterno: la via di fuga dal carcere
I sindacati rivelano i punti deboli della struttura: «Scappano sempre da lì, ma l’avevamo segnalato»
PESCARA. Sono «alcuni tubi pluviali delle acque meteoriche» uno dei punti deboli del carcere di Pescara. Arrivano nelle «aree per il passeggio dei detenuti» e proprio su «uno di quei tubi si è arrampicato un detenuto egiziano» l’11 luglio per evadere durante l’ora d’aria, così come è accaduto due giorni fa quando sono fuggiti altri due detenuti, uno dei quali era nello stesso reparto dell’egiziano. Hanno seguito lo stesso percorso, ed era già successo ad agosto dell’anno scorso, in un’altra evasione. Il problema era noto, era stato segnalato il 20 luglio in una nota inviata dal sindacato autonomo Sinappe al direttore della casa circondariale Lucia Di Feliciantonio, e a tutti i soggetti competenti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, fino al sottosegretario alla Giustizia. Il Sinappe scriveva che «nessuno si è preoccupato dei tubi», dopo la prima fuga per cui sono rimasti lì e quel grido di allarme «rimasto inascoltato» ha fatto sì che si arrivasse a una nuova evasione, dice oggi il vice segretario regionale Alessandro Luciani ricordando che da «moltissimi mesi denunciamo le gravissime criticità gestionali e strutturali del carcere». Ora, prosegue, «non si può più tollerare la totale inadeguatezza della gestione della struttura». «L’allontanamento della direttrice, del comandante e del vice comandante della polizia penitenziaria» viene sollecitato anche da Nicola Di Felice dell’Osapp che ringrazia il personale in servizio martedì per «aver impedito ad altri di tentare la fuga», essendoci evidentemente il rischio che ciò accadesse. Di Felice sollecita anche «lo sfollamento di metà sezioni detentive per eseguire lavori di ristrutturazione/riqualificazione», oltre all’invio di «personale in numero sufficiente a permettere la fruizione dei congedi a chi è in servizio, essendoci chi deve consumare 200 giorni di ferie» e facendo «rientrare il personale distaccato in altri uffici». Dopo la quarta evasione «sempre nello stesso punto, sempre nello stesso modo», Sabino Petrongolo, dell’Uspp, chiede «cosa si vuol fare con questa struttura e a cosa può essere più funzionale. Per noi», dice, «non può accogliere la tipologia attuale di detenuti».

