Una caduta fatale al giovane angolano

Martellini aveva traumi su tutto il corpo: è il risultato dell’autopsia eseguita all’Aquila. I funerali previsti per domani
CITTÀ SANT’ANGELO. Violenti traumi alla testa e su tutto il corpo. L'esame autoptico, eseguito ieri pomeriggio dall'anatomopatologo Giuseppe Calvisi, ha stabilito che Matteo Martellini è morto a causa della caduta.
Un volo di 300 metri lungo una lastra di ghiaccio e neve, in un canalone sul versante sud ovest del monte Camicia, dove è stato recuperato, domenica scorsa, dagli uomini del soccorso.
Entro oggi la salma del 37enne di Città Sant'Angelo, che si trova all’obitorio dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, sarà riconsegnata alla famiglia per i funerali che, con ogni probabilità, si svolgeranno domani in paese. La cerimonia funebre, che si terrà nella cattedrale di San Michele Arcangelo, sarà officiata dal parroco don Lorenzo Di Domenico. Il sindaco Matteo Perazzetti proclamerà il lutto cittadino.
L’esame disposto dalla procura dell’Aquila, eseguito dalle 15 di ieri e proseguito per le tre ore successive al San Salvatore, ha escluso che la causa della morte dell'escursionista dal corpo tatuato e appassionato delle grandi sfide nella natura, possa essere stata l'assideramento, malgrado le temperature glaciali di quel versante montuoso del Gran Sasso.
Sul corpo di Martellini, guida esperta in Norvegia, Paese che ha girato in bicicletta, sono stati scoperti traumi derivanti dalla caduta lungo un piccolo canale parallelo al sentiero del Centenario, a 2200 metri di altitudine, sul Monte Camicia.
Città Sant'Angelo è in lutto per la morte del giovane che viveva con i genitori Tommaso Martellini e Antonietta Presutti e il fratello Mauro nel villino di via Emidio Coppa, nel borgo dell'Annunziata.
È triste il sindaco Perazzetti, amico personale di Matteo Martellini. Non riesce a «credere che sia accaduto davvero». Ma «ora aspettiamo il suo ritorno per stringerci in preghiera con i familiari distrutti dal dolore».
Sui social la commozione e le lacrime di quanti hanno conosciuto l’escursionista dalle mille passioni. Struggenti le parole di Ilaria Presutti, che scrive sul profilo di Matteo: «Tanti anni fa, mi dicevi che andavi nel posto in cui morivano i tuoi sogni, riferendoti al lavoro. Poi sei partito per inseguirli e io ti stimo tanto per questo, perché ci hai provato con tutte le tue forze a essere te stesso e non è giusto che la montagna ti abbia preso con sé. Un abbraccio a te e alla tua famiglia».

