Una sola pattuglia per i pescaresi

2 Aprile 2019

Le forze dell’ordine disposte dalla questura aspettavano la carovana sei km dopo

PESCARA. «L’imminente arrivo delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco ha scongiurato il peggio». Scrive così, in una nota, la questura di Lecce che aggiunge anche: «Nel dispositivo dell’ordine pubblico erano stati previsti anche dispositivi dinamici e lungo i percorsi adducenti lo stadio proprio per evitare scontri tra le avverse tifoserie». Peccato però che tra il punto in cui la carovana biancazzurra è stata agganciata da una macchina della stradale di Lecce (al chilometro 16 della superstrada), al punto in cui tutte le altre forze dell’ordine erano in attesa della carovana per scortarla allo stadio (in un’area di servizio al chilometro 25) ci fossero nove chilometri di distanza. E di vuoto assoluto. Un vuoto di cui gli assaltatori hanno approfittato mettendo a punto il piano bellicoso calcolato sulla base di tempi e distanze. E secondo una regia ben studiata sono entrati in azione al chilometro 19, anticipando di sei chilometri la presa in consegna della carovana da parte del massiccio servizio d’ordine messo a punto dalla questura di Lecce, ben consapevole che si trattasse di una partita a rischio. Una valutazione che, oltre alle antiche ruggini tra le due tifoserie, prende in considerazione il precedente dello scorso 5 novembre quando, dopo la partita tra Pescara e Lecce, ci fu l’agguato di un gruppetto di ultrà biancazzurri. Avvenne a Francavilla, in zona Valle Anzuca, all’altezza del distributore Gasoline, all’imbocco delle due gallerie, dove contro i pullman dei 700 salentini reduci dalla sconfitta, i pescaresi scatenarono un lancio di petardi che diedero origine a un principio di incendio tra le sterpaglie della zona. Solo che quella volta, contrariamente a domenica a Lecce, a scortare la tifoseria ospite fino all’autostrada (da dove solitamente le tifoserie ospiti vengono prese in consegna anche all’arrivo), c’era il massiccio servizio d’ordine messo a punto dalla questura pescarese: l’intervento del reparto mobile, delle pattuglie e della polizia scientifica, con un funzionario al seguito, evitò il peggio.
Un’organizzazione che rispecchia quanto previsto per la pianificazione dei servizi d’ordine per le partite a rischio: la questura della squadra di casa organizza il servizio che, per la tutela della tifoseria ospite, consiste nell’agganciare e compattare i vari mezzi che la compongono e portarli in sicurezza fino alla struttura sportiva. È vero che domenica i pescaresi sono stati agganciati prima dell’agguato, ma da una sola pattuglia della stradale e a soli 20 chilometri dal centro città. Eppure non uno, ma due erano gli episodi di scontri registrati negli ultimi anni tra pescaresi e leccesi. Ancora prima dello scorso novembre ci fu, a maggio 2010, l’assalto dei pescaresi ai danni dei leccesi, in un’area di servizio dell’A14. Di rientro da una trasferta alcuni ultrà biancazzurri assaltarono il pulmino dei leccesi rubando sciarpe, soldi e vestiti. E nove di loro, poi, furono arrestati per rapina.(s.d.l.)