Università nell’ex Cofa, il Pd boccia il piano

25 Ottobre 2019

I consiglieri di centrosinistra contro la proposta della giunta: «Quell’area ha una vocazione turistica»

PESCARA. Tutelare la vocazione turistica dell'ex Cofa e pensare alla sua riqualificazione in un sistema con altri luoghi dall'alta potenzialità turistica e culturale. È da questo principio che i consiglieri di centrosinistra dicono no al progetto dell'università nell'area ex Cofa, inserito dall'amministrazione Masci nell'aggiornamento del Dup, il documento unico di programmazione 2019-2021.
«L'ex Cofa è l'unica area rimasta libera da costruzioni», sottolinea Marinella Sclocco, «una zona di pregio, cerniera tra riviera nord e sud, che dovrebbe avere una vocazione turistica, tale da generare indotto per tutta la città». Schierati con lei Giacomo Cuzzi, Piero Giampietro, Stefania Catalano, Francesco Pagnanelli, Giovanni Di Iacovo e Mirko Frattarelli.
Secondo i consiglieri, non vi sarebbe alcun vantaggio nella realizzazione di un polo universitario «vista mare», dicono. «Questo progetto conviene solo all'università e alla Regione che, secondo un ipotetico accordo, dovrebbe trasferirsi nella sede di viale Pindaro, ma non alla città. Sono 20 anni che gli enti lavorano su un programma di potenziamento dell'università nella sua attuale sede, con tutto quello che gravita intorno a essa, e questa proposta capovolgerebbe tutto, senza considerare i fondi pubblici già spesi».
La controproposta del centrosinistra per la riqualificazione dell'area prevederebbe un concorso di idee «che ragioni sull'ex Cofa», specifica Cuzzi, «non come fatto urbano singolo, ma messo a sistema con altri luoghi simbolo in un'unica progettazione per la realizzazione di un distretto turistico - culturale che diventerebbe attrattivo e di appeal per la città».
Assolutamente contrari anche al trasferimento del MiBe, il liceo artistico, nella ex scuola di Villa Fabio, attuale sede del centro di aggregazione giovanile LoSpaz. «Il liceo musicale», chiarisce Stefania Catalano, «avrebbe bisogno di 25 aule, contemporaneamente aperte il pomeriggio. Invece, la sede individuata ne garantirebbe solo 15, per cui non sarebbe nemmeno idonea». La consigliera ne fa anche una questione di competenze. «È attivo in Provincia un tavolo di dimensionamento che sta effettuando un monitoraggio nelle scuole superiori, per rendere più funzionale la gestione dell'attività formativa». «È fondamentale» conclude, «un tavolo tecnico che coinvolga Comune, scuola e Provincia, perché nessuna scelta può essere fatta senza quest'ultima».
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