«Va garantito il futuro dei giovani»

Ranieri (Cgil): bisogna dare certezze ai lavoratori che lasciano la loro occupazione
PESCARA. Quota 41 per un anno, poi la riforma delle pensioni. Sulla scelta del Governo Meloni, il segretario della Cgil Abruzzo, Carmine Ranieri, pone più di un interrogativo. La priorità, per i sindacati, resta quella di riaprire il confronto su soluzioni strutturali e dare garanzie ai giovani.
Cosa ne pensa di Quota 41 come soluzione ponte per un anno?
Non entro nel merito di questa decisione. Il problema non è Quota 41: abbiamo sempre chiesto soluzioni strutturali, che forniscano soluzioni adeguate sia ai lavoratori che stanno andando in pensione che ai giovani, i quali avranno assegni pensionistici risibili considerando la precarietà e l'instabilità del mondo del lavoro.
Al Governo avete proposto il sistema Pensione garanzia giovani. Di che si tratta?
Il sistema prevede la copertura, da parte dello Stato, di almeno parte dei periodi che restano privi di versamenti contributivi a causa dei tanti contratti a termine o di lavoro precario e di collaborazione. Rigettiamo il modello della Fornero, che non può essere preso in considerazione per i pensionamenti nei prossimi anni, ma sul discorso pensioni va aperta una discussione seria.
I tempi ci sono?
Siamo disponibili anche a ragionare di soluzioni momentanee, in attesa di una riforma delle pensioni che richiederà certamente tempi più lunghi di quelli che abbiamo a disposizione. Siamo a metà novembre e la soluzione va trovata rapidamente, ma è fondamentale ragionarne con le parti sociali. Chiediamo con forza al Governo la riattivazione di un tavolo di confronto che superi l'emergenza, di cui discuteremo sicuramente, ma che guardi a soluzioni strutturali e sostenibili.
Con quali priorità?
Una visione prospettica futura che dia certezze ai lavoratori che stanno per andare in pensione: questo si può fare solo mettendo in campo una riforma del sistema pensionistico strutturale. Il secondo punto, da cui non si può prescindere, è quello relativo ai giovani, che non avranno pensioni accettabili e per i quali vanno trovati percorsi che garantiscano il loro futuro, quando lasceranno il mondo del lavoro. Negli ultimi anni siamo andati avanti con Quota 100, poi Quota 102, adesso Quota 41. Il rischio reale è che, invece di arrivare ad un progetto complessivo di riforma del sistema pensionistico, si continui nel tempo a procedere con interventi-tampone, dettati dalle esigenze del momento.
I dati sull'Abruzzo che realtà riflettono?
Uno su tutti: nel 2022 sono state 1.924 in più le famiglie che hanno richiesto il reddito o la pensione di cittadinanza, con 22.890 nuclei coinvolti. Un dato in linea con la crescita che si è registrata a livello nazionale. Come lo scorso anno, infatti, le famiglie abruzzesi richiedenti sono l'1,9% del totale nazionale. Credo che anche su questo vada aperta una discussione.

