«Va tutelata anche la salute emotiva di chi accudisce»

12 Dicembre 2019

PESCARA. Quella terribile sensazione di disorientamento. Quel ritrovarsi all’improvviso in luogo e non sapere come ci si è finiti e perché. Quelle piccole dimenticanze a cui non si dà peso...

PESCARA. Quella terribile sensazione di disorientamento. Quel ritrovarsi all’improvviso in luogo e non sapere come ci si è finiti e perché. Quelle piccole dimenticanze a cui non si dà peso inizialmente: smarrire le chiavi di casa, non ricordare come si prepara un caffè o un piatto di pasta. Mettersi alla guida e non sapere dove andare. La difficoltà di mettere in fila parole, una dopo l’altra. E quando il morbo di Alzheimer aggredisce con più tenacia, non sono rari gli stati di allucinazione, i disturbi alimentari, gli stati di incontinenza, i comportamenti inappropriati in pubblico. Stefano Sensi, professore ordinario di Neurologia all’università di Chieti-Pescara e responsabile del Centro di riabilitazione cognitiva per le demenze del distretto sanitario di San Valentino, è stato l’ospite d’eccezione del convegno dello Spi Cgil e ha relazionato sulla “Malattia di Alzheimer’s, un’emergenza sociosanitaria di pazienti e caregivers». Ha argomentato sulla «salute emotiva dei caregivers», ovvero i familiari che si prendono cura dei malati, il professor Sensi, dirigente del centro demenze di San Valentino che ogni anno visita (non si fanno ricoveri) 500 nuovi pazienti e un bacino di 4500 utenti, affetti anche da Sla e Parkinson. La struttura, aperta ogni giorno fino alle 14, è convenzionata con università e Asl. Rivela, il neurologo, che «malgrado lo stress», derivante dalla fatica di seguire i malati a casa, «i parenti non vogliono staccarsi da loro, sono eroi resistenti che vogliono stare accanto ai loro cari». Quindi «il compromesso», spiega il vice direttore del Cesi, «potrebbero essere i cosiddetti “asili per anziani”, ovvero luoghi dove i pazienti, i più colpiti sono over 60, solo l’1% di casi in più giovane età, possono stare dal mattino al pomeriggio per consentire ai familiari di portare avanti le loro attività lavorative». E tirare un terapeutico sospiro di sollievo per qualche ora. Perché i tempi della malattia sono lunghi «dagli 8 ai 12 anni», perlopiù. Come comportarsi quando viene diagnosticata la malattia? «I medici di base convogliano i pazienti verso i centri di diagnosi di declino cognitivo», come appunto quello di San Valentino (via Paolo Borsellino, 11-telefono 085 9898916) i due di Pescara e l’altro di Città Sant’Angelo per effettuare le diagnosi strumentali e le analisi del caso». Stili di vita e demenze. Sensi: «Importante l’attività fisica e mentale, il controllo di grassi e zucchero nella dieta e niente fumo» per contrastare la patologia. (c.co.)