Valentinetti: siamo chiamati a vivere un Natale semplice

22 Novembre 2020

Il vescovo: «La richiesta di aiuto è aumentata su tutti i fronti Ma la carità non è delegabile, ognuno deve fare la sua parte»

PESCARA. Sono due i pensieri ricorrenti, in questi giorni di pandemia. Uno riguarda «la grande fatica dei responsabili della cosa pubblica a trovare una linea d’azione comune. Eppure non dovremmo permettere al Covid 19 di creare delle divisioni ma bisognerebbe rifarsi alle parole del presidente della Repubblica Mattarella e di Papa Francesco, che ci ha ricordato di essere tutti nella stessa barca». Un altro pensiero, di segno opposto, positivo, riguarda «le tante persone che lavorano, come i medici, gli operatori sanitari, anche quelli delle case di riposo, nei cui confronti ci dev’essere una grande gratitudine e che vanno aiutate perché possano dare il meglio di sé». L'arcivescovo di Pescara-Penne, Tommaso Valentinetti, parla di ciò che lo colpisce di questo tempo, fatto di malattia, di solitudini ma anche di riflessione, di impegno, e molto altro ancora. E anche oggi, come ha già fatto durante il lockdown, diffonde un messaggio. Che è colmo di speranza.
Perché speranza?
Perché nei periodi di grande difficoltà non bisogna piangere e disperarsi ma si deve proclamare la speranza affinché ne possiamo uscire presto. È importante essere prudenti e ascoltare i consigli che ci vengono dati, altrimenti non sarà facile venirne fuori. E poi c’è la speranza da riporre nel vaccino affinché si riesca a contenere il più possibile la malattia e ci si possa mettere tranquilli. E poi, per un uomo di fede, la grande preghiera di saper affrontare questo momento, e la preghiera per chi soffre, per le famiglie, per chi vede le persone care morire, soprattutto la generazione che ha dato il meglio di sé alla storia di questo paese e ora se ne sta andando. Questo è un lutto che dobbiamo saper elaborare.
Che cosa può fare e cosa fa la Chiesa?
La Chiesa è un po’ menomata nel suo cammino normale ma resta la celebrazione eucaristica, pur con tutte le precauzioni necessarie a evitare la diffusione del Covid. Restano quelle attività minime che si possono svolgere in presenza e poi c’è tutto ciò che possiamo far arrivare attraverso i mezzi di comunicazione. Per il resto, a ognuno di noi è affidato un momento di silenzio, di riflessione, di preghiera personale e di ascolto della parola di Dio. Ora non si può più dire: “Non ho tempo per fare queste cose”.
In chiesa si può andare, per la santa messa?
Le chiese sono aperte. Si entra con la mascherina, all’ingresso bisogna sanificarsi le mani, una volta entrati si devono mantenere le distanze per assistere alla celebrazione, che avviene con tutta una serie di precauzioni.
Chi non può recarsi in chiesa, può chiedere che il sacerdote vada a casa?
Il sacerdote può andare a casa degli ammalati gravi che hanno bisogno dei sacramenti, ovviamente con le dovute precauzioni. Si provvede in questo senso per chi ne sente particolarmente la necessità.
Guardando alle ripercussioni della pandemia, gli effetti economici si fanno sentire e la Caritas diocesana lo sa bene. L’assistenza, l’aiuto, attraverso quali canali passano?
Sia nella fase iniziale della pandemia sia in quella attuale si sta facendo in modo di essere pronti per chi si presenta nelle nostre strutture, sia alla mensa, sia all’Emporio della solidarietà, sia per la spesa sospesa che sta portando avanti la cattedrale di San Cetteo come Caritas parrocchiale. La richiesta è aumentata su tutti i fronti, molti bussano alla porta della carità. Ma la carità non è delegabile: ognuno di noi deve essere impegnato pensando ad esempio agli anziani che possono aver bisogno della spesa, delle medicine, di una telefonata. Sono tante le sfaccettature che ora devono essere vissute più che in altri momenti. Serve l'impegno dei singoli e delle strutture che sono in azione.
Che Natale sarà?
Libero dalla paccottiglia che porta con sé.
Cioè, a cosa si riferisce?
A tutto il contorno di cui si vestiva il Natale e che spesso non ha a che fare con la nascita di Gesù. Ora siamo chiamati a vivere un Natale più semplice, più sobrio. Era diventato la sagra dell’effimero, ma bisogna stare attenti: non dimentichiamo che Gesù è nato in una grotta, povero tra i poveri, ultimo tra gli ultimi, indifeso tra gli indifesi e straniero tra gli stranieri. Dobbiamo meditare su questo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA