Valerio 15 anni: «Io non attacco, ma se vengo colpito rispondo»
«La violenza non finirà mai, perché alla violenza si risponde con la violenza. Io non attacco ma rispondo se vengo colpito. Non a scuola: anzi, qui cerco di risolvere con le parole. E se ci sono...
«La violenza non finirà mai, perché alla violenza si risponde con la violenza. Io non attacco ma rispondo se vengo colpito. Non a scuola: anzi, qui cerco di risolvere con le parole. E se ci sono problemi con gli altri studenti, mi metto in mezzo e cerco di riportare tutto alla calma». Valerio ha 15 anni e dopo la lezione sul cyberbullismo al Di Marzio Michetti assicura che sapeva «già tutto», non appare né stupito né colpito dalle informazioni arrivate dalla polizia postale. Mostra un vissuto navigato e ciò che lo spaventa è «perdere la tessera da sportivo», quando si trova in contesti pericolosi. Tra apparente sfrontatezza e palese insicurezza gli studenti si interrogano su bullismo e cyberbullismo e chiedono informazioni dettagliate alla polizia postale. Gian Mauro Placido spiega che «può far parte del percorso di crescita e si consuma sulle piattaforme più di moda, in questo momento Instagram». L’invito a tutti è a «parlare, comunicare, denunciare», quando c’è qualcosa che non va. Il bullo «è una persona particolare, chiusa e incapace di relazionarsi» mentre «la vittima va incontro a conseguenze di tipo psicologico e sociale, che possono sfocare nel suicidio». Quando il problema emerge a scuola viene informato il referente che si rivolge al dirigente scolastico e questo alla polizia postale, diretta da Elisabetta Narciso. E, se c’è un fatto reato, viene informata l’autorità giudiziaria, ma per ora i casi sono limitati. E la Polpost incontra tanti giovani per svolgere un’azione di prevenzione, come è accaduto ieri.

