«Veleni di Bussi, danni per 1,8 miliardi»

11 Ottobre 2014

L’Avvocatura dello Stato denuncia in aula: l’inquinamento causato dai rifiuti tossici continua, è peggio di Porto Marghera

CHIETI. Un inquinamento che non è finito, che per anni ha arrecato danni alla salute dei cittadini e che dura ancora: ammonta a un miliardo 880 milioni di euro, tre volte i danni riscontrati nel sito industriale di Porto Marghera, la richiesta di risarcimento per danno ambientale avanzata dall’Avvocatura dello Stato nell’ambito del processo, in Corte d’Assise a Chieti, per le discariche dei veleni scoperte a Bussi sul Tirino nel 2007. Per la discarica dei veleni più grande d’Europa, sono imputati 19 fra ex dirigenti e tecnici dell’allora Montedison, accusati di disastro ambientale e avvelenamento delle acque. E sono 27 le parti civili costituite in giudizio.

Lista dei danni. La somma, nel dettaglio, è così composta: un miliardo 376.954.137 euro al ministero dell'Ambiente per danni ambientali e patrimoniali; 500 milioni alla Regione Abruzzo per danno alla salute dei cittadini e danno all’immagine; un milione alla presidenza del Consiglio dei ministri per danno all’immagine; 3 milioni 115.576 euro al commissario delegato per il bacino Aterno-Pescara, in relazione alle spese sostenute per la messa in sicurezza di emergenza dei siti inquinati.

«Veleni e acqua inquinata». I rifiuti tossici contenuti nella megadiscarica, secondo l’Avvocatura, stanno ancora inquinando le falde che alimentano le acque superficiali della Val Pescara, oltre ad aver contaminato per anni l’acqua bevuta da almeno 700 mila persone. L’azienda attualmente proprietaria del sito, la «Edison è responsabile civile delle condotte degli imputati, i quali negli anni hanno sempre osservato in maniera meticolosa le direttive di Edison che imponeva ai suoi uomini di nascondere la grave compromissione ambientale che è stata invece consumata», così in aula Giovanni Palatiello, insieme a Cristina Gerardis avvocato dello Stato, che è parte civile al processo. «Esiste un nesso causale diretto tra i fatti di reato che ci ha esposto la procura e il gravissimo danno che noi lamentiamo all’ambiente», ha detto in una pausa dell’udienza l’avvocato Gerardis. L’accusa, nel processo, è rappresentata dai pm Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini: nella requisitoria i pm hanno chiesto pene fino a 12 anni e 8 mesi di reclusione.

«Peggio di Porto Marghera». L’Avvocatura rappresenta ministero dell’Ambiente, Regione Abruzzo, Presidenza del Consiglio dei ministri e Commissario delegato per il Bacino Aterno Pescara. Con 227 slide i due avvocati hanno dettagliato le richieste di risarcimento, sottolineando la differenza di questo processo rispetto a quello di Porto Marghera. «Le evidenze sono molto più pesanti in termini di presenza di inquinanti e di contaminanti nelle matrici ambientali e quindi di pericolo per la salute umana». E sulla base delle relazioni dell’Ispra, l’Istituto superiore della protezione ambientale, si è arrivati a stimare il danno ambientale arrecato alle varie matrici ambientali compromesse. Somma cui sono stati aggiunti i vari danni non patrimoniali e patrimoniali arrecati alle altre autorità, specie la Regione Abruzzo. All’udienza era presente anche il presidente Pd della Regione, Luciano D'Alfonso.

Bonifica alla Edison. «Poi ci sono i danni all’immagine arrecati alla presidenza del Consiglio dei ministri, al governo che rappresenta la collettività, la cui immagine anche internazionale è stata gravemente compromessa», ha aggiunto Palatiello. E la posizione del commissario Adriano Goio che ha speso milioni per gli interventi di messa in sicurezza. Interventi pagati con i soldi dei contribuenti. «Tutti i cittadini italiani hanno pagato, hanno sostenuto dei costi che avrebbe dovuto invece», ha detto Palatiello, «affrontare Edison, proprietaria del sito, in particolare del sito inquinato, in particolare della mega discarica Tremonti. Costi ai quali fino a oggi Edison si è pervicacemente sottratta». ©RIPRODUZIONE RISERVATA