Vendite dimezzate del pecorino Farindola adesso teme la crisi

Martinelli, titolare di un’azienda agricola: «Acquisti bloccati per la zona rossa, produzione in tilt» E la Coldiretti lancia l’allarme per il settore zootecnico: «Ridotte anche le richieste degli agnelli»
FARINDOLA. L’emergenza coronavirus ha messo in difficoltà tutto il comparto zootecnico e agroalimentare abruzzese. Per Pasqua rimarranno invenduti tanti agnelli abruzzesi, così come tante forme del pecorino di Farindola.
«Le restrizioni dovute alla zona rossa hanno creato ulteriori difficoltà al comparto agricolo», racconta Pietropaolo Martinelli, dell’omonima azienda agricola al vertice per la produzione del pecorino di Farindola, «l'impossibilità di far entrare il personale residente fuori zona rossa, soprattutto per le realtà agricole, ha creato rotture di stock per la difficoltà di lavorare sui campi. Molte piccole realtà zootecniche-casearie hanno dovuto interrompere la trasformazione del latte prodotto in mozzarelle e formaggi freschi, a causa dello stop del canale ho.re.ca e delle restrizioni riguardanti i mercati».
Martinelli è entrato anche nel dettaglio di quella che è attualmente la sua situazione produttiva per ciò che riguarda il pecorino di Farindola. La sua azienda agricola, oltre a produrre il rinomato formaggio Pecorino conosciuto in tutto il mondo, nei suoi 240 ettari produce anche erba medica e cereali biologici destinati all’alimentazione degli animali. «C’è stata una flessione della richiesta di almeno un 30%», dice Martinelli, «ma quello che mi spaventa saranno i prossimi mesi dove si assisterà inevitabilmente ad un crollo delle presenze di turisti lungo la costa abruzzese quest'estate. A Pasqua 2019 abbiamo consegnato circa 2.500 forme contro le 1.350 di quest'anno. Parliamo di un deficit di 1.500 chili».
Molte aziende agricole aspettano ancora gli indennizzi post sisma 2017. «Siamo fermi sia con la ricostruzione, sia con gli indennizzi», afferma. Il terremoto del 18 gennaio del 2017 ha provocato nell’azienda agricola Martinelli il crollo di 2.300 metri quadrati di stalle, la morte di 450 capi di ovini, tra pecore ed agnelli e sono andate distrutte anche importanti attrezzature agricole. «L'intero settore zootecnico», avverte, «è stato messo a dura prova da questa emergenza sanitaria. Si stima che il 35% degli agnelli abruzzesi rimarranno invenduti a Pasqua e che il venduto in molti casi è avvenuto a prezzi di sottocosto pur di consegnare e liberare le stalle. Dei 1.000 pastori abruzzesi il governo dovrà per forza di cose occuparsene immediatamente, ne vale la sopravvivenza di un settore strategico per la nostra regione».
«Il pastore», conclude Martinelli, «oltre a garantire una parte della filiera agro-alimentare, è il custode naturale delle nostre zone interne che altrimenti verrebbero ancor di più abbandonate al loro destino». Anche Coldiretti ha sottolineato le difficoltà del settore zootecnico abruzzese. «L’Abruzzo registrato la scomparsa di quasi 150mila capi tra bovini e ovini, con una diminuzione, rispettivamente, del 25% per i bovini e del 40% per gli ovini. Sono scomparse una mucca su quattro e quattro pecore su dieci. Un addio che, precisa la Coldiretti , ha riguardato soprattutto la montagna e le aree interne più difficili, dove mancano condizioni economiche e sociali minime per garantire la permanenza di pastori e allevatori, spesso a causa dei bassi prezzi pagati per latte e carne per la concorrenza sleale dei prodotti di dubbia qualità importati dall’estero».
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