Veronica, lacrime e accuse: dovevano curarti con scrupolo

11 Aprile 2019

La madre della giovane morta in ospedale scandisce in chiesa il giuramento di Ippocrate dei medici E davanti alle due nipotine e alla folla commossa promette: mi prenderò cura delle tue figlie

PESCARA. Neppure una lacrima a rigare il suo viso. Impietrita, avvolta nei suoi pensieri in una chiesa stracolma, è rimasta in silenzio per l’intera cerimonia funebre senza mai staccare gli occhi dalla bara, ricoperta di rose bianche e girasoli e una foto sorridente, della figlia Veronica Costantini, morta a 32 anni il 6 aprile scorso per una encefalite erpetica.
Poi, Monica Rapagnetta, 66 anni, infermiera di Terapia intensiva neonatale in pensione, madre della giovane deceduta nel reparto di Rianimazione dell’ospedale, si alza dal banchetto, impugna il microfono, sostenuta dal legale di famiglia Anthony Hernest Aliano e recita il suo durissimo j’accuse: «Giuro di perseguire la difesa della vita, di curare i pazienti con scrupolo, di non compiere mai atti a provocare la morte di una persona». È il giuramento di Ippocrate prestato dai medici prima di iniziare la professione, letto e scandito alla folla di amici, conoscenti e parenti (circa 400 persone che la chiesa della Madonna dei Sette Dolori ieri pomeriggio conteneva a stento) l’atto di accusa di una madre che cerca «giustizia» per la figlia che non vedrà più. Un indice puntato nei confronti di coloro che avrebbero dovuto «prestare assistenza con diligenza, perizia e prudenza».
La voce si addolcisce solo quando si lascia andare i ricordi: «Amore mio, siamo qui nella chiesa dove ti saresti voluta sposare. Io, tua mamma, ti prometto che mi prenderò cura e crescerò le tue figlie. E porterò avanti le tue volontà con forza e determinazione. Addio mio grande amore, donna meravigliosa e madre esemplare. Addio, l’unica parola che non avrei mai pensato di dirti».
Di nuovo in silenzio, ha seguito il feretro all’uscita della chiesa, insieme al resto della famiglia, il marito Alvaro, l’altro figlio Fernando, il genero Lorenzo Grilli e le nipotine Benedetta e Cecilia, di 9 e 3 anni, stravolti dalla disperazione.
Sul sagrato della parrocchia dei Colli sono stati fatti volare tanti palloncini colorati sotto una pioggia scrosciante che cancellava le lacrime dai volti gonfi.
Pochi minuti prima, Maria, Rebecca, Olivia, le compagne di scuola (la Berardinucci di Villa Verrocchio, a Montesilvano) di Benedetta, la figlia più grande di Veronica Costantini, sono salite sul pulpito per leggere dei messaggi strazianti: «Dobbiamo essere forti e coraggiosi, ora dobbiamo restare uniti». «Sei una stella Veronica, che non brilla più sulla terra ma in un altro universo». La nipotina: «Cara zia, perché sei andata via all’improvviso? Forse perché lassù hanno bisogno di un angelo dagli occhi splendenti. Non dimenticheremo mai quando ci portavi a Torino, ai compleanni e al mare. Ovunque tu sia, sarai sempre nei nostri cuori e nei nostri pensieri». Intanto in chiesa risuonano i canti di Roberta e Alessandra, chitarra e voce e del soprano Silvia Faugno.
Davanti alla bara sono sfilati i volti contratti di chi ha conosciuto e amato una donna con mille interessi, estetista, creatrice di gioielli, madre innamorata delle figlie.
Il parroco, padre Vincenzo Di Marcoberardino, nell’omelia: «Era una giovane donna piena di amore, attiva, generosa, capace di accoglienza e impegno nel sociale. Questo è il momento della sofferenza, ma anche della speranza che va al di là dello spazio e del tempo nel quale Veronica ha vissuto la sua breve esistenza». E, ancora, rivolto ai familiari: «Veronica vi guarda con occhi nuovi, il suo cuore di mamma non abbandonerà le bimbe che ha partorito e che ha amato prima di essere stroncata dal male». La salma di Veronica è stata tumulata nel cimitero di Montesilvano.
Sulla morte della giovane, dimessa una prima volta dal pronto soccorso il primo aprile e poi ricoverata in Psichiatria dopo il secondo accesso, due giorni dopo, indaga la procura di Pescara. Il sostituto procuratore Andrea Papalia ha aperto una inchiesta per omicidio e lesioni colpose dopo l’esposto presentato dai familiari. Sono quattro i nomi dei medici dell’ospedale iscritti nel registro degli indagati per la morte di Veronica.
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