Verso il rientro in classe, i presidi: pronti per le lezioni in presenza

Ma intanto, con i casi di positività tra i ragazzi, fioccano le richieste di seguire le lezioni a distanza I dirigenti: «Importante aderire allo screening, andrebbe fatto in maniera costante nei singoli istituti»
PESCARA. Ore frenetiche per i presidi delle scuole in vista del ritorno in aula lunedì. Nel weekend sono previsti gli screening sulla popolazione studentesca dai 6 ai 19 anni e quindi potrebbero saltare fuori tante positività.
In più, i dirigenti da ieri sono alle prese con le attivazioni della didattica a distanza per gli studenti che hanno contratto il virus nella coda delle festività natalizie o con contatti stretti con positivi che, ovviamente, lunedì non potranno rientrare a sedersi tra i banchi di scuola, ma dovranno ripartire con le lezioni da casa. Molti anche i casi tra il personale.
E se a livello nazionale sono stati oltre duemila i dirigenti scolastici che hanno invocato almeno un paio di settimane a distanza per tutti, a Pescara sembrano convinti del contrario. «Mi dissocio da coloro che hanno raccolto tutte quelle firme», sottolinea la preside del liceo Marconi, Giovanna Ferrante. «Non è la scuola il problema, se dopo le vacanze la situazione contagi non è per nulla migliorata. Se ci fosse un lockdown generale che coinvolgesse tutte le altre realtà lavorative, allora avrebbe senso. A scuola usiamo tutte le accortezze possibili per il rispetto delle regole, ma quando si esce si incontra il problema ovunque. Penso anche a tutte quelle famiglie che, pure tra mille dubbi, hanno vaccinato i loro figli per far frequentare la scuola con serenità. Il ritorno in presenza è anche una forma di rispetto nei loro confronti».
«In queste ore stanno arrivando diverse segnalazioni di ragazzi positivi», ammette il dirigente dell'istituto Tito Acerbo, Carlo Di Michele, «e quindi per loro stiamo attivando la dad. Credo sia importante tornare a scuola, quello che non so dire, in quanto non sono un esperto, è se il rientro può generare un ulteriore aumento dei contagi. Noi ci stiamo raccomandando sul rispetto ancora più rigoroso delle norme di prevenzione, e a tal proposito ho predisposto una circolare». «Tornare alla dad generalizzata, esattamente come un anno fa, mi sembra sia come dire che il vaccino non è servito a nulla», analizza Alessandra Di Pietro, preside dell'istituto De Cecco. «Il rientro a scuola è molto complesso, con una mole di lavoro che si prospetta nelle prossime settimane tutt’altro che semplice. Ci sono molti problemi ai quali bisogna trovare subito delle soluzioni: come coprire velocemente le assenze per il Covid del personale, perché, date le attuali procedure amministrative ci vogliono giorni; chiarezza sugli ultimi protocolli in cui si parla di mascherine Ffp2 senza che siano previste adeguate forniture e di dad differenziata per gli studenti vaccinati e non, senza tener conto dei problemi legati alla privacy e di discriminazione», conclude Di Pietro che sullo screening promosso sugli studenti evidenzia: «Abbiamo invitato tutti ad aderire massicciamente, anche se penso che per essere utile concretamente, andrebbe effettuato sistematicamente all’interno dell’istituto e andrebbe esteso al personale scolastico». Una posizione condivisa dalla dirigente del MiBe, Raffaella Cocco. «Sarebbe opportuno fare lo screening in maniera costante nelle singole scuole. Ho fatto già due avvisi per invitare gli studenti ad aderire. Penso sia nel loro interesse e sono sicura che anche questa volta, come hanno fatto più volte dimostrino senso di responsabilità. La situazione è molto complessa. Qualche giorno di dad potrebbe aiutare, ma vanno visti anche altri aspetti, come i tempi lunghi per le prenotazioni dei vaccini e le difficoltà della Asl a gestire il tracciamento. Abbiamo diversi docenti e collaboratori positivi, come gli studenti e quindi nelle prossime giornate sarà difficile garantire il servizio».

