Vertice in Regione sul rischio esondazione Il sindaco di Rosciano: «Sì agli espropri»

31 Marzo 2016

E' stata una riunione interlocutoria quella di ieri in Regione fra i sindaci dei comuni di Rosciano, Cepagatti, Manoppello e Chieti e il governatore Luciano D'Alfonso assistito dagli ingegneri...

E' stata una riunione interlocutoria quella di ieri in Regione fra i sindaci dei comuni di Rosciano, Cepagatti, Manoppello e Chieti e il governatore Luciano D'Alfonso assistito dagli ingegneri Vittorio Di Biase e Emidio Primavera, sulla questione sì o no agli espropri dei terreni che saranno occupati dalla vasche di laminazione da realizzare per l'abbattimento del rischio di esondazione del corso d'acqua. Un secondo step che ha consentito di chiarire le varie posizioni e le richieste dei comuni. «Sicuramente», afferma il sindaco di Rosciano Alberto Secamiglio (foto), «il territorio del nostro comune in primis e poi quello di Cepagatti sono i più esposti ad accogliere le opere in progetto che oltre alle vasche prevede anche la realizzazione degli argini e di infrastrutture di accesso ai luoghi. Si è avanzata l'ipotesi dell'esproprio o dell'istituzione del vincolo di allagamento, compensando i proprietari con il giusto ristoro. Noi», lo abbiamo ribadito, «siamo per gli espropri. I terreni dei nostri concittadini hanno destinazioni diverse: oltre che agricoli, ricadono anche in aree edificabili e industriali. Porre una servitù di allagamento comunque li renderebbe non più utilizzabili per la destinazione di cui godono».

Meno coinvolti i territori di Manoppello e Chieti, che si sono dichiarati favorevoli all'esproprio rimettendosi alla stima che effettuerà la regione sull'indennizzo da dare ai proprietari. «Noi invece su questo punto», riprende Secamiglio, «abbiamo chiesto che ci venga sottoposto il piano di esproprio per verificare se i 5 milioni di euro disponibili per gli indennizzi siano sufficienti a coprire gli attuali valori dei nostri terreni. Perciò, per la prossima settimana abbiamo già convenuto di rivederci per decidere in merito nella prospettiva di salvaguardare i diritti dei concittadini proprietari dei terreni e, parallelamente, quelli del Comune che dovrà essere indennizzato per i suoi 27 ettari di proprietà pubblica che perderanno valore ambientale e territoriale». Complessivamente, sono 118 gli ettari impegnati dal progetto, che impegna 54 milioni di euro, appartenenti a 170 proprietari. La contabilizzazione non sarà agevole. «E' certo però che dovrà soddisfarci», puntualizza Secamiglio, «in caso contrario saremo costretti a opporci e a seguire le vie giudiziali», eventualità che ritarderebbe l'avvio dei lavori. (w.te.)