Vertice tra sindaco e Verì sul futuro dell’ospedale

Trasferta pescarese con l’obiettivo di riportare il San Massimo a struttura di base Con Semproni, anche Spoltore e l’assessore Tulli: «Vanno ripristinati i servizi»
PENNE. Il futuro dell’ospedale di Penne è stato al centro dell’incontro che si è svolto lunedì, nella sede di Pescara della Regione Abruzzo, tra il sindaco di Penne Mario Semproni, l’assessore Giuseppina Tulli e il neo assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì. Al confronto, avviato in vista del tavolo di monitoraggio previsto a fine mese, ha partecipato anche il presidente dell’associazione “Salviamo l’Ospedale di Penne”, Nicola Spoltore, che ha illustrato le criticità della struttura sanitaria pennese, in attesa della manifestazione organizzata a pescara per il 6 aprile. «È stato solo un primo approccio», riferisce l’assessore comunale alla Sanità, Pina Tulli. «Abbiamo illustrato le problematiche e messo in evidenza le gravi criticità che il San Massimo presenta nell’ambito dei servizi ospedalieri. A breve auspico nuovi tavoli di confronto. Il nostro ospedale è stato smembrato e adesso ci aspettiamo una fattiva azione di revisione dei servizi sanitari a tutela dei cittadini dell’intera area vestina», commenta ancora l’assessore Tulli.
Gli amministratori pennesi e l’associazione “Salviamo l’ospedale di Penne” chiedono che il nuovo governo regionale fermi il depotenziamento del San Massimo ad ospedale di area disagiata riportandolo a ospedale di base. Fondamentale, sarebbe poter contare su un pronto soccorso autonomo: oggi, tutti i codici rossi in arrivo al pronto soccorso vestino vengono dirottati su Pescara. Situazione negativa per l’utenza del comprensorio vestino, che durante l’inverno ha da fare i conti con una viabilità deficitaria e condizioni atmosferiche proibitive, sia per lo stesso pronto soccorso pescarese, intasato da un’utenza sempre più numerosa. Negli ultimi dieci anni l’ospedale di Penne è stato depotenziato in termini di posti letto, personale medico e infermieristico, e di servizio. Le professionalità mediche non sono più di una cinquantina. Quasi tutti i reparti hanno pagato dazio. La palestra riabilitativa, addirittura, che fino al Duemila contava 11 fisioterapisti, che servivano anche gli utenti esterni, oggi ha solo tre terapisti per i pazienti ricoverati. Sono state chiuse Ginecologia e Punto nascite, Geriatria, mentre il Laboratorio analisi da unità operativa complessa è diventata unità operativa semplice, e la Rianimazione è stata rimodulata in terapia intensiva post operatoria.
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