Via Battisti, troppe risse notturne I negozianti: servono le telecamere

20 Settembre 2014

Dopo la chiusura per 15 giorni del ristorante “Best of India”, i commercianti chiedono più controlli «Ogni sera si verifica una zuffa, gira molto alcol. Qui si rischia di diventare come corso Manthoné»

PESCARA. Il rischio è che, al pari di Pescara vecchia, la zona di piazza Muzii e via Cesare Battisti, più alcune vie limitrofe, si trasformi in una “Pescara vecchia 2”. Con i suoi pregi, sì, come i tanti locali che a mano a mano sono andati nascendo, e dunque fonte di vitalità per i più giovani, con la cosiddetta movida, e per l'economia, che riprende un po' fiato; ma anche con tutto ciò che, a volte, si porta appresso: risse, spaccio, botte, discussioni animate.

È questa l’opinione di molti, tra commercianti e no, all’indomani della chiusura del locale, per quindici giorni, “Best of India Restaurant”, di via Cesare Battisti, disposta dal questore di Pescara, Paolo Passamonti, a seguito di una zuffa, con il ritrovamento nel ristorante, durante la perquisizione da parte degli agenti della polizia guidati dal capo della squadra volante, Alessandro Di Blasio, di un coltello di genere proibito. In tanti preferiscono rimanere nell’anonimato, per evidenti motivi, ma la fotografia è chiara. E dire che in zona, come risulta dalla mappa pubblicata giorni fa dal Centro, non esiste neanche una telecamera pubblica per la videosorveglianza. La più vicina è quella di piazza Santa Caterina da Siena.

«Si stanno verificando i primi episodi e dunque occorrerebbe più sorveglianza», sottolinea uno degli avventori di un’osteria del luogo. «Qui, in quanto alla "movida", sta diventando un altro corso Manthonè», poi aggiunge l’uomo. Una fotografia analoga è quella che ricalca Renzo Ridolfi, un frequentatore della zona. «Sì, anche a me ricorda le strade di Pescara vecchia», aggiunge, «ma a mio avviso le responsabilità di certi episodi che si sono verificati, non sono da addebitare ai gestori del locali, ma a una particolare clientela, quella che fa degenerare una serata in rissa».

Qualcun altro si spinge verso una topografia del luogo per spiegare i fenomeni di violenza che qua e là stanno spuntando in questa parte del centro cittadino. «Qui si è verificato», dice la sua un passante, «che sono stati aperti negozi di diversi gruppi etnici, come pakistani, indiani, cinesi e altri ancora, che richiamano, ciascuno, i propri connazionali: culture diverse che quando s’incontrano l’una con l’altra possono dare vita a qualche problema». Un coacervo, dunque, che ha dato vivacità al terziario del quartiere, con negozi di alimentari, ristoranti, oggettistica, telefonia, però del tutto estraneo agli episodi di violenza che si sono manifestati. «Sono solo alcuni particolari frequentatori di questi locali a generare risse o altro», infatti mette in luce l'intervistato.

Anche da un bar della zona confermano gli episodi di violenza. «Noi di sera siamo chiusi e quindi non possiamo testimoniare direttamente», chiariscono subito, «ma di mattina qualcuno ci ha riferito delle risse notturne. Ce n’è quasi una al giorno, tra stranieri e italiani». Idem dal titolare di un negozio di abbigliamento, in via Cesare Battisti. «Ci sono dei gruppi: ma il problema sono alcuni di questi componenti dei gruppi. Speriamo che non diventi anche qui come a Pescara vecchia».

Il leitmotiv non cambia con Fabio Torlontano, con la sua edicola temporaneamente spostata per i lavori in corso da piazza Muzii a piazza Santa Caterina da Siena. «Qui si sta verificando quanto già accade su corso Manthoné», rimarca, «in quanto dove c’è consumo di alcol, di solito c’è anche turbolenza. Ci vorrebbero più controlli». Rifiuta invece l’analogia tra Pescara vecchia e la zona di via Battisti Roberto Berghella, titolare del locale “I sette vizi capitali”, in via Battisti. «Qui non accade niente», rileva. «Forse qualcosa succede dietro a piazza Muzii. Dunque, non mi pare paragonabile via Batttisti a corso Manthoné».

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