«Via gli abusivi dalle case o occupiamo la prefettura»

La protesta di cento residenti degli alloggi popolari: rivogliamo un borgo sicuro
PESCARA. «Allontanate gli abusivi dagli alloggi di via Passo della Portella. Avete 30 giorni di tempo per ripristinare la sicurezza nel borgo, poi occuperemo il consiglio comunale e la prefettura».
E’ l’ultimatum del Sunia, sindacato degli Inquilini Pescara diretto da Giuseppe Carminelli, all’amministrazione comunale e al prefetto. Carminelli, insieme al suo vice Gerardo Tobia, da più di due anni sta portando avanti una battaglia fianco a fianco delle 37 famiglie - 100 residenti in tutto - che hanno un regolare contratto e che vivono nelle palazzine fatiscenti di via Passo della Portella, angolo via Rigopiano (nelle vicinanze dell’ospedale) dove ogni giorno si consumano tensioni tra gli assegnatari e gli abusivi. Accoltellamenti, minacce, intimidazioni, parolacce, litigi, sono la quotidianità nel quartiere tenuto sotto scacco da gang di stranieri, prevalentemente slavi e persone di etnia rom, che controllano il traffico di droga e che sfondano gli appartamenti fatti murare dall’Ater da poco più di un mese.
L’ultimo alloggio requisito abusivamente si trova al terzo piano del civico 88/1. E’ accaduto lo stesso nelle settimane scorse, qualche stabile più un là. Pagano dai 20 ai 100 euro al mese e minacciano “lo sciopero degli affitti”, i residenti delle palazzine costruite nel 1958 che «non vedono una mano di vernice da 30 anni» con i muri imbrattati di scritte e il cemento scrostato in profondità; sostengono di «vivere nel terrore» nel borgo assediato dalla microcriminalità. Non escono più di casa, non fanno scendere i bambini piccoli a giocare nel cortile. Piccini costretti «a guardare la gente che si accoltella». Che va «in giro armata di pistola, che controlla un giro di prostituzione e pedofilia, che si rivendono tra di loro gli appartamenti da occupare a 6-700 euro l’uno» a detta degli inquilini regolari che non rivelano i loro nomi e non si fanno fotografare perché hanno «paura di ritorsioni».Una paura tale che persino tra le mura di casa parlano sottovoce, quasi a rendersi invisibili agli occhi dei “cattivi”. Hanno sborsato soldi di tasca loro «per comprare 4 telecamere, ma ora l’Ater non ce le fa posizionare per ragioni legate alla privacy. Ma prima di spendere 140 euro, abbiamo chiesto i permessi per installare gli occhi elettronici all’interno del piazzale e ora ce li hanno negati».
Le telecamere sono «l’ultima speranza per salvare le nostre vite, perché da qui non vogliamo andarcene. Non ce lo possiamo permettere perché altrove gli alloggi costano e non vogliamo scappare. Loro devono andarsene e le forze dell’ordine e le istituzioni devono aiutarci. Siamo in pericolo ogni giorno. Non basta mandare una pattuglia ogni tanto, devono cacciare via gli abusivi e i criminali. Rivogliamo il nostro borgo pulito e sicuro». I giardini circostanti le palazzine vengono continuamente ricoperti da colate di rifiuti «che vengono gettati direttamente dalle finestre. Abbiamo trovato siringhe conficcate negli alberi e ci manomettono gli allacci di luce e gas».

