«Viale Pindaro pedonale è la morte per i negozi»

Confcommercio pronta alla raccolta firme contro la cittadella universitaria «Sì a pista ciclabile e Casa dello studente, ma chiudere al traffico è un suicidio»
PESCARA. «Solo leggere quella parola nel titolo del giornale mi ha fatto venire i brividi: se chiudono il traffico qui noi commercianti, ristoratori, baristi siamo morti».
La parola che ha fatto rabbrividire Roberto Chiavaroli rappresentante della categoria ristoratori di Confcommercio e titolare dei ristoranti Il Brigantino è, dunque, «pedonalizzazione», questa volta abbinata a viale Pindaro nell’ambito di un ampio progetto che riguarda la cittadella universitaria e del quale è stato firmato lunedì da Comune, rappresentato dal sindaco Marco Alessandrini, e università, con il rettore Carmine Di Ilio il protocollo d’intesa.
Il programma di riqualificazione del polo universitario-giudiziario della città prevede, per ora a grandi linee, per la parte urbanistica una serie di interventi nella zona dell’ateneo e del tribunale: si va dall’acquisizione di comando dei vigili del fuoco ed ex caserma Di Cocco per farne residenze per studenti fuori sede, alla sistemazione del corridoio verde in funzione della mobilità ciclo-pedonale in via Falcone e Borsellino, nell’area del palazzo di giustizia, all’allargamento degli spazi dell’università fino appunto alla pedonalizzazione di viale Pindaro.
«Ancora una sciagurata ipotesi. L'abbiamo già detto un mese fa per la Riviera Nord e lo ripetiamo oggi con forza per viale Pindaro», tuona il presidente della Confcommercio Pescara Franco Danelli: «Non si possono chiudere al traffico arterie lunghe e fondamentali per la viabilità cittadina; si può pensare alla pedonalizzazione solo di vie trasversali previo aumento dei posti auto dei parcheggi della stazioni Centrale e Porta Nuova».
«Viale Pindaro è già una strada disgraziata per il commercio», incalza Chiavaroli. «La sopravvivenza delle attività non è supportata né dalla cittadella giudiziaria né da quella universitaria. Molte attività hanno cambiato e ampliato i servizi, con paninoteche, pizzetterie, ma senza l’asporto non si reggono. L’ateneo funziona a giorni alterni, ha lunghissimi periodi di chiusura, a dicembre e gennaio, poi a Pasqua, d’estate, sì in viale Pindaro d’estate ci puoi giocare a pallone tanto che non passa nessuno. E poi l’università ha un bar interno a prezzi concorrenziali, e pure il tribunale. Quando abbiamo avuto i cantieri, eterni, qui era un mortorio. Hanno aperto un supermercato, chi ci viene con la strada chiusa alle auto? Non saremo tantissimi, ma contiamo qualcosa anche noi?». E conclude: « Vanno bene i miglioramenti, il campus, gli alloggi per studenti, la pista ciclabile se migliorata, ma viale Pindaro chiusa no, significherebbe la condanna a morte di un'altra fetta del commercio pescarese».
«Crediamo che la chiusura di corso Vittorio Emanuele, di cui continuiamo a richiedere la riapertura, abbia provocato danni enormi alla viabilità e all'economia cittadina e che non la si debba ripetere per viale Pindaro», osserva ancora Danelli. «Viale Pindaro è un asse fondamentale per l'intera viabilità della zona Stadio, è un'importante valvola di sfogo in occasione delle partite di calcio e funge da raccordo viario e commerciale fra viale D'Annunzio e viale Marconi dando un valore economico all'intero quartiere. Le scelte di un'amministrazione devono essere prese contemperando le esigenze di tutti», rimarca il presidente di Confcommercio, «senza mortificare le attività commerciali il cui fatturato deriva dalla viabilità di passaggio. Siamo pronti a raccogliere le firme di tutti gli operatori economici della zona che già hanno rappresentato la loro rabbia e la loro preoccupazione per il proprio futuro».
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