Vietti: l’innovazione darà all’Abruzzo un futuro migliore

Dall’automotive, le pmi e la tele sanità a banche e fintech L’analisi del giurista e presidente delle finanziarie regionali
PESCARA. Fare le cose vecchie in modo nuovo, questa è l’innovazione. Si parte da qui per capire come l’Abruzzo possa lasciarsi alle spalle crisi pandemica e bellica. L’intervista al professor Michele Vietti, presidente dell’Anfir, l’associazione nazionale delle finanziarie regionali, giurista, docente universitario e già vicepresidente del Csm, al vertice anche dell’Acop, l’associazione che rappresenta l’ospedalità privata, è una guida preziosa.
L’innovazione non è fine a se stessa. È l’enzima dello sviluppo. È una velocizzazione dei processi. Professor Michele Vietti, è d’accordo?
L'innovazione è il principale motore per qualsiasi forma di crescita sostenibile, in particolare per il sistema economico italiano, che per decenni ha scontato tassi di incremento della produttività al di sotto di quelli realizzati da altri Paesi più avanzati.
Innovare significa sviluppare nuovi prodotti e servizi - in grado di rispondere a esigenze ancora insoddisfatte di individui e della società – e migliorare, talvolta in forma anche radicale, i processi con cui prodotti e servizi sono realizzati ed erogati. Si tratta di un gioco "win-win", in cui la ricchezza creata è a beneficio di tutti e non di una categoria di attori a discapito di un'altra: imprese produttrici, consumatori, lavoratori e pubblica amministrazione.
Quali e quanti applicazioni ha e in quali settori strategici l’innovazione può maggiormente servire?
Fino a qualche decennio fa avremmo probabilmente detto che l'innovazione fosse un fattore chiave in alcuni particolari settori economici, tra cui principalmente quelli caratterizzati da una più elevata intensità di tecnologia e da una significativa turbolenza dei mercati di sbocco.
Oggi possiamo affermare che ricerca e innovazione rappresentano elementi strategici non solo per il successo delle imprese, ma spesso anche per la loro sopravvivenza nel medio-lungo termine, pressoché in tutti gli ambiti di attività. L'esigenza di adattarsi a contesti ambientali sempre più rapidamente mutevoli, il carattere ormai pervasivo di alcune tecnologie chiave da cui difficilmente si può prescindere, la crescita costante delle pressioni competitive, sono tutti elementi che fanno sì che la capacità di innovare e di innovarsi non sia più un optional, ma uno strumento indispensabile - uno dei principali - per qualsiasi azienda che voglia stare sul mercato.
Parliamo di economia, Pil e Finanziarie regionali: cosa ha permesso di fare l’innovazione e cosa permetterà di fare?
Innovazione e sviluppo da un lato, finanziarie regionali dall'altro, sono legati da sempre a doppio filo nel contesto economico dei territori italiani. Fin dalla loro nascita, le finanziarie regionali si sono assunte, tra i propri compiti principali, quello di sostenere le piccole e medie imprese e di favorire l'innovazione.
Questa mission si è poi ampliata e potenziata nel tempo, confermando le finanziarie nel loro ruolo di attori fondamentali per l'ecosistema dell'innovazione, tanto come catalizzatori e veicoli di risorse finanziarie per i progetti innovativi, quanto come advisor strategici per le regioni di riferimento ed erogatori di servizi a supporto delle imprese che innovano.
Ma se le finanziarie regionali hanno avuto e continuano ad avere un ruolo essenziale nel sostegno all'innovazione, è altrettanto vero che l'innovazione sta determinando un'evoluzione importante nell'operatività e nelle modalità di intervento delle stesse finanziarie. Lo si evince anche dalla crescente collaborazione con gli operatori e le piattaforme fintech, che si collocano oggi sulla frontiera dell'innovazione finanziaria: la recente adesione di Finlombarda, finanziaria della Regione Lombardia, ad Assofintech, ne è un esempio rilevante.
Ci sono rischi legati alle innovazioni e quali sono?
Il cambiamento comporta sempre dei rischi e l'innovazione è lo strumento principe mediante cui si può determinarlo. Lo vediamo, ad esempio, nel settore finanziario, in cui sono in corso vere e proprie rivoluzioni copernicane, quali quella del fintech o dei cripto-asset, entrambe guidate dal potenziale disruptive dei processi di digitalizzazione. Tanto la diffusione dei nuovi operatori finanziari fintech quanto quella di innovative forme di valuta e asset class, in alcuni casi più difficilmente assoggettabili al controllo delle autorità preposte, inducono a doverose e ponderate riflessioni circa i nuovi rischi che comportano, non solo per i singoli potenziali utenti e investitori di questi nuovi prodotti e servizi, ma anche per la stessa stabilità e per il corretto funzionamento dei mercati finanziari. La soluzione migliore al problema, come sempre, non è certo quella di demonizzare la novità: il rischio insito nell'innovazione va opportunamente gestito, bilanciandone i costi e i potenziali impatti rispetto ai benefici che se possono trarre.
La pubblica amministrazione è pachidermica nei tempi delle risposte alle istanze dei cittadini: la ricetta può essere l’innovazione e qual è?
L'innovazione non può e non deve riguardare solo il sistema produttivo, ma è un'esigenza che riguarda anche la pubblica amministrazione. Non è certo un caso se il Pnrr dedica una rilevante dotazione di risorse, all'interno della prima delle sue sei Missioni, proprio all'innovazione delle amministrazioni centrali e locali: non solo in termini di digitalizzazione, che rappresenta senz'altro un essenziale fattore abilitante e una riforma oggi non più rinviabile, ma anche in termini di innovazione organizzativa, rinnovamento delle competenze e reingegnerizzazione dei processi.
Dietro ogni novità c’è un’idea: i giovani e le start up che ruolo possono avere?
La creazione di nuove imprese rappresenta uno degli anelli di congiunzione più importanti all’interno della cinghia di trasmissione che consente di trasformare la creatività, la ricerca e l’innovazione in progresso e crescita economica. Molte brillanti idee innovative, così come i risultati di importanti attività di ricerca accademica, non potrebbero probabilmente mai raggiungere i propri destinatari e fruitori finali, materializzandosi in nuovi prodotti o servizi, se non si concretizzassero – attraverso quello che chiamiamo trasferimento tecnologico - nella creazione di una start up o di uno spin-off universitario.
Spesso queste neo-imprese sono fondate da giovani, soprattutto quando nascono e operano nei settori più innovativi e hi-tech e, nel crescere e nello svilupparsi, tendono ad assumere personale con un’età media perlopiù relativamente bassa. Le start up, quindi, in particolare quelle a più alto potenziale, sono un volano essenziale anche per l’occupazione, segnatamente per quella che più oggi sta a cuore al policymaker: l’occupazione giovanile.
Telemedicina, diagnosi da remoto, erogazione digitale di servizi e robotica: le chiedo, in questo caso nella sua veste di presidente dell’Acop, quali sono le nuove frontiere dell’innovazione in campo sanitario?
Certamente si aprono nuovi orizzonti nella presa in carico di pazienti con malattie croniche. L’assistenza sanitaria si evolve attraverso nuovi modelli, che migliorano l’esperienza dei pazienti, per estendere i servizi alla popolazione in modo efficiente e più economico. I benefici del digitale e della robotica potenziano la partecipazione attiva dei pazienti nella cura preventiva, con esperienze continue, dinamiche e iper personalizzate. Oggi non si parla più solo di telemedicina, ma più in generale di tele-salute, accorpando tutte le tecnologie digitali capaci di coprire i più ampi spazi che vanno dalla prevenzione al benessere e all’assistenza. Il risultato più evidente sarà la semplificazione del processo decisionale, per l’immediatezza della diagnosi e della cura, con tutte le ricadute positive in termini di efficacia ed efficienza del servizio sanitario.
Infine: su quale tipo di innovazione deve scommettere l’Abruzzo con il suo settore trainante dell’Automotive e la sua vasta rete di Pmi che non si arrende mai - come diceva Sergio Marchionne - neanche di fronte a una pandemia epocale o una crisi bellica che ci riporta troppo indietro nel tempo?
L’automotive è uno dei comparti che si è sviluppato nel corso di questi ultimi 50 anni, rendendo l’Abruzzo una delle regioni più specializzate d’Italia nel settore, con imprese globalizzate che operano nella produzione di veicoli, nella componentistica e nell’engineering. La Regione Abruzzo deve continuare a investire sul potenziamento di un settore così cruciale. In considerazione delle infrastrutture e del know how esistenti, soprattutto nella Val di Sangro, diventa strategico sostenere lo sviluppo economico delle imprese, affinché questa eccellenza possa continuare a fare da traino per l’economia regionale. Si tratta di un comparto eterogeneo: vi sono molte piccole e medie imprese, ma ve ne sono anche di grandi, che hanno già introdotto innovazioni di prodotto e processo e che, proprio per questo, andrebbero potenziate, favorendo maggiori investimenti che possano facilitare anche il deposito di brevetti. Sarebbe opportuno dedicare uno spazio specifico al comparto all’interno della nuova programmazione 2021/2027 e far in modo che i fondi del Pnrr possano essere intercettati e utilizzati per sostenerne lo sviluppo.

