Vigili, via libera al nuovo regolamento

La maggioranza si ricompatta e approva il documento in consiglio, ma i sindacati restano contrari
PESCARA. Dopo mesi di lunghe sedute in commissione e dopo le numerose proteste da parte della maggioranza dei vigili urbani e dei loro sindacati, ieri sera il consiglio comunale è riuscito finalmente ad approvare il nuovo regolamento della polizia municipale.
La maggioranza si è improvvisamente ricompattata e ha votato a favore del provvedimento, fortemente voluto dall’assessore alla polizia urbana Gianni Teodoro e dal comandante dei vigili Carlo Maggitti. I consiglieri di centrodestra e del Movimento 5 Stelle, invece, hanno votato contro o sono usciti dall’aula durante la votazione.
Il via libera, tuttavia, non ha cancellato il giudizio negativo espresso anche nei giorni scorsi dai sindacati di categoria, ossia da Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Csa, che avevano chiesto, in una lettera indirizzata a tutti i consiglieri, di non approvare il provvedimento invitando ancora una volta a correggerlo.
Per la verità, alcune correzioni sono state fatte nei mesi scorsi durante il lungo lavoro svolto dalla commissione presieduta da Piernicola Teodoro, fratello dell’assessore Teodoro. Ma queste modifiche non hanno affatto soddisfatto la maggior parte dei vigili e le organizzazioni sindacali. Bisogna ricordare, in proposito, che 80 agenti, su un totale di 140, hanno firmato tempo fa un documento in cui hanno espresso forti critiche al nuovo regolamento.
Critiche concentrate soprattutto su alcuni articoli del provvedimento. In particolare, sull’articolo 27 che regola i servizi di controllo. Secondo i sindacati, i servizi diurni dovrebbero essere svolti almeno in coppia, mentre quelli notturni da almeno tre agenti. Invece, il testo è diverso. «Di norma», si legge, «quando è possibile, al fine di garantire la migliore efficacia dell’attività di vigilanza e la tutela fisica dell’operatore, il servizio sarà svolto in coppia».
Fortemente contestato anche l’articolo 40, riguardante i doveri degli agenti. A detta dei sindacati, non è possibile introdurre obblighi aggiuntivi rispetto a quelli previsti dalla legge e dal contratto nazionale di lavoro in tema di reperibilità. «Non è ammissibile», aggiungono, «obbligare gli agenti a comunicare il proprio numero telefonico privato, né tantomeno a rendersi sempre disponibili».(a.ben.)
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