«Vignetta sessista? Ho ritratto il vuoto della Boschi»

13 Agosto 2016

Parla Riccardo Mannelli dopo la bufera politica sul ritratto della ministra con il vestito corto

Due giorni dopo se ne discute ancora. E lui ci ride su, guardando con la consueta dose di ironia e divertito distacco ciò che ha scatenato la sua vignetta. Che peraltro considera «un piccolo sberleffo, altro che satira, la satira vera è un'altra cosa».

Parla Riccardo Mannelli, dopo lo “sberleffo” alla ministra Maria Elena Boschi, da lui ritratta sulla prima pagina del Fatto quotidiano con il microfono in mano, vestito corto e gambe accavallate in evidenza, e sopra la scritta: “Riforme: lo stato delle cos(c)e”. Per disegnare la vignetta, si è ispirato a una foto di Lorenzo Gori pubblicata sul “Tirreno”.

Sul disegnatore e pittore toscano – originario di Pistoia, vive a Roma da molti anni – si è scatenato un putiferio: dalla presidente della Camera Laura Boldrini alla vicepresidente del Senato Valeria Fedeli fino al capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato, sono arrivati commenti molto duri con accuse di sessismo, misoginia e cattivo gusto. Ma sono state tante anche le testimonianze di segno contrario, tra cui la telefonata di Dario Fo e l’appoggio di Michele Serra.

«Ne ho sentite di ogni genere – racconta Mannelli – e la cosa imbarazzante è che non la smettono. Mi sta aggiornando Marco Travaglio, che si sta divertendo come un matto insieme a me a leggere dichiarazioni e prese di posizione. Li lascio discutere: il mio l’ho fatto, mi occupo di arte e non di politica. E poi ho sopportato critiche e ostracismi ben più pesanti in quarant'anni di carriera».

L'artista – che collabora attivamente anche con La Repubblica – non accetta, però, di essere tacciato di sessista e misogino. «Mi sembra – spiega – che si sia superato abbondantemente il senso del ridicolo. Non scherziamo su queste cose e ricordiamoci cos’è il sessismo. Ricordiamoci i tanti maschi politicamente corretti, pronti a correre in soccorso delle donne in nome di un buonismo peloso nei confronti del genere femminile, e poi le menano, a parole e a fatti, quando tornano a casa».

Quanto alla misoginia, Mannelli afferma di avere piuttosto una stima incondizionata verso le donne. «Ne ho una fiducia cieca – dice – perché la donna ha sempre salvato il mondo. Lo racconta la storia ed è vero. Credo che la dolcezza del mondo si possa recuperare solo con il genere femminile. Quindi se qualcuno mi scambia per sessista e misogino, non è un problema mio».

Altro, a suo parere, è il nocciolo del problema riguardo alla vignetta della ministra Boschi. «Sono andato dritto alla questione – afferma – cioè il suo vuoto politico. La Boschi fa una gaffe dietro l'altra, nella campagna per il sì al referendum costituzionale ha fatto un tale disastro da portare quattro quinti dell'Italia a propendere per il no. Insomma, come figura politica è vacua, non ha niente da dire e si atteggia a “strafiga”. Mi ha fatto ridere immaginarla in quel modo, in realtà assai più garbato di quello che ho usato per tanti ritratti di politici maschi, per i quali non si è mai scatenata una simile polemica. Non potevo prenderla in giro perché è una donna?». C'è anche chi ha invitato Mannelli a chiedere scusa alla ministra.

«Ma sono io il primo – risponde – a sentirmi intimamente offeso da questo vuoto politico». Un'altra verità, per il disegnatore, è che oggi i politici sono terribilmente fifoni. Anzi, rispolverando l'anima mai persa di toscano irriverente, dice: «Hanno paura dell'aria che scatena una scorreggina». E la vignetta sulla Boschi, a suo giudizio, è niente altro che una scorreggina. «Una cosina dignitosa e divertente – aggiunge -, ma sono stato molto più pesante nel corso della mia carriera. E non me ne vergogno».©RIPRODUZIONE RISERVATA