Villini in Sardegna, terreni, soldi e auto di lusso: il tesoro di Gentile

12 Novembre 2021

Beni per 10 milioni di euro sequestrati dalla Procura all’imprenditore immobiliare di Montesilvano Secondo la Finanza sarebbero frutto di attività illecite: sarà l’udienza di gennaio a fare chiarezza

MONTESILVANO. Una trentina di villini del Villaggio Tertenia e della Marea srl, 45 terreni, un fabbricato a schiera, due magazzini, tutti in Sardegna; e poi un appartamento a Loreto, uno a Magliano dei Marsi, cinque auto di lusso come Porsche Cayanne e Range Rover; il 100 per cento delle quote societarie della F.G. Holding e della Resort Tertenia, il 66 per cento delle quote della Marea, oltre a diversi conti correnti. È questo il tesoretto dell’imprenditore di Montesilvano Antonio Gentile, 65 anni, che la Procura di Pescara (pm Andrea Di Giovanni) ha fatto mettere sotto sequestro preventivo dal Gico di Perugia, con un provvedimento emesso dal tribunale dell’Aquila come misura di prevenzione antimafia.
Finito sotto inchiesta a Perugia, l’imprenditore immobiliare di Montesilvano, noto per una serie di vicende giudiziarie sempre legate a reati di natura fiscale (coinvolto anche nel procedimento che interessò negli anni scorsi la galassia imprenditoriale dello scomparso Mauro Mattucci), è finito nel mirino delle Fiamme gialle dopo una serie di accertamenti di natura patrimoniale. «Il destinatario del provvedimento», si legge nel comunicato diffuso dal procuratore di Pescara, Anna Rita Mantini, è stato ritenuto, ai sensi della normativa antimafia, connotato da pericolosità sociale fin dagli anni ’80, oltre ad essere stato già condannato per bancarotta fraudolenta, e risulta anche oggetto di recenti indagini e provvedimenti cautelari reali per reati tributari nonché per riciclaggio ed auto-riciclaggio». Insomma, in due anni di indagini, la procura di Perugia che lo ha indagato per altre vicende, avrebbe accertato che questo tesoretto sarebbe frutto di attività illecite e per questo la Procura di Pescara ha chiesto all’Aquila l’emissione del provvedimento di sequestro, in attesa dell’udienza che è stata fissata nel prossimo mese di gennaio all’Aquila. Coinvolta tutta la sua famiglia: dalla moglie ai tre figli che risultano intestatari di quote societarie e immobili.
Un tenore di vita molto elevato rispetto ai redditi dichiarati: «Negli anni dal 2013 al 2015 e nel 2018 Gentile non ha dichiarato redditi», si legge nel provvedimento aquilano, «mentre per gli anni 2016 e 2017 ha dichiarato redditi di impresa rispettivamente di 31 mila euro di 95 mila euro, derivanti dalla ditta individuale Global G di Antonio Gentile, appena sufficienti per il sostentamento proprio e dei suoi familiari conviventi».
Dall’inchiesta perugina sono poi venute fuori società cartiere (Affare Fatto srl, Victory srl e LU.Di Call. Srl) che avrebbero fruttato due milioni di euro che, secondo l’accusa, sarebbero serviti per avviare gli investimenti in Sardegna.
Nel 2017 viene costituita la FG Holding srl, che ha come socio e amministratore unico il figlio Francesco: «Tale società è l’acquirente», scrivono i giudici aquilani, «delle quote sociali di Marea srl e Villaggio Tertenia srl. Da tali elementi emerge che Gentile non disponeva di redditi di provenienza lecita da impiegare, mentre certamente disponeva di entrate rivenienti dall’attività delittuosa che si è descritta».
E sempre la speciale sezione Misure e prevenzione dell’Aquila conclude il suo provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, affermando che all’epoca delle acquisizioni immobiliari, «sussisteva una evidente sproporzione fra i redditi dichiarati da Gentile e dal suo nucleo familiare, rispetto al patrimonio acquisito, direttamente o tramite interposizione fittizia di altri (in specie il figlio Francesco); che nel periodo al quale risalgono le acquisizioni immobiliari in Sardegna egli aveva a disposizione ingenti somme provento di reato da reimpiegare, e che lo abbia fatto tramite l’investimento immobiliare di Abba Urci e con l’acquisto di altri beni nella disponibilità dei figli Emanuele, Noemi, Maria Vittoria e Francesco».
Adesso, però, tutto dovrà essere discusso dalle parti nell'udienza di gennaio prossimo al termine della quale il tribunale aquilano deciderà se proseguire con il sequestro o meno.
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