Vince la causa con la banca: ottiene un milione di euro

15 Marzo 2021

PESCARA. Ci sono voluti ben 11 anni di battaglie legali, ma alla fine un imprenditore abruzzese è riuscito ad aver ragione e la banca che lo stava mettendo in ginocchio ora dovrà restituire al...

PESCARA. Ci sono voluti ben 11 anni di battaglie legali, ma alla fine un imprenditore abruzzese è riuscito ad aver ragione e la banca che lo stava mettendo in ginocchio ora dovrà restituire al malcapitato correntista una cifra superiore al milione di euro. Tutto questo grazie all'attività dell’associazione Sos utenti, sempre in prima linea nelle questioni bancarie e a difesa dei clienti, e soprattutto alla professionalità dell'avvocato Emanuele Argento, uno dei massimi esperti di materia bancaria, da anni inserito ai vertici dell'associazione.
Le vicissitudini della parte offesa, un imprenditore del commercio, iniziano nel lontano 2009 quando la banca, un importante istituto a carattere nazionale, gli confeziona un decreto ingiuntivo da oltre un milione di euro, sostenendo che quella somma rappresentava il debito che aveva fin a quel momento contratto con la banca. Il problema, come spesso accade in situazioni del genere e soprattutto agli imprenditori che con le banche lavorano a stretto contatto, è che la parte offesa fu costretta a pagare quella ingente somma per evitare conseguenze ben più problematiche visto che a quel punto altri istituti di credito avrebbero potuto bloccargli i conti e farlo finire veramente in bancarotta.
E quindi tra i due mali venne scelto il minore: pagare il decreto ingiuntivo. Ma da quel giorno è partita l'azione legale contro la banca che si è conclusa soltanto in questi giorni, dopo due gradi di giudizio, e con una sentenza dei giudici della Corte d'Appello dell'Aquila che alla fine hanno revocato quel decreto ingiuntivo e condannato la banca a restituire l'intera somma al correntista, con l'aggiunta degli interessi maturati nel decennio.
L'impresa ed i fidejussori, ai quali la banca aveva chiesto il pagamento, si opposero al decreto, riuscendo ad ottenere, anche attraverso una consulenza tecnica che diede ragione al correntista, l'annullamento del debito e anche il riconoscimento addirittura di un credito vantato dall'impresa.
Tutto questo al termine del primo processo. Una decisione in primo grado contro la quale, però, la banca propose appello, uscendo sconfitta per la seconda volta. La sentenza dei giudici aquilani di secondo grado (relatrice la dottoressa Mariangela Fuina) ha sancito appunto che l'impresa non doveva nulla alla banca. I giudici hanno accolto le eccezioni, molto tecniche, formulate dall'avvocato Argento sintetizzando che, fra le altre cose, in mancanza di espressa e corretta pattuizione non sono dovuti gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale.
Ha rigettato quindi il ricorso in appello, condannando la banca a pagare al correntista imprenditore la somma di 1.045.900 euro, oltre ad interessi e spese legali, liberando così finalmente, anche se dopo ben 11 anni, l'impresa e i fidejussori da quel macigno che ha condizionato la loro vita lavorativa e familiare per tutti questi anni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA