Violenza sessuale sulla nipotina, condannato a 5 anni e tre mesi

26 Febbraio 2024

La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del 62enne, che si è sempre professato innocente I giudici: «Vittima attendibile e racconto lineare». L’imputato dovrà risarcirla con 20mila euro

PESCARA. Cinque anni e tre mesi di reclusione per violenza sessuale sulla nipotina. È la condanna inflitta a un 62enne originario di Bari – di cui non indichiamo il nome con l’unico fine di tutelare l’identità della vittima – per una scabrosa vicenda di abusi avvenuti tra il 2016 e il 2017 in un’abitazione di Pescara. La sentenza è diventata definitiva dopo che la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’imputato, che dovrà risarcire con 20.000 euro la ragazzina, che all’epoca dei fatti aveva dieci anni, la cui madre si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Francesco De Cesare.
In base alle indagini coordinate dal sostituto procuratore Rosangela Di Stefano, l’uomo «ha compiuto atti sessuali nei confronti della minore di 14 anni, carezzandola su tutto il corpo, toccandola nelle parti intime e al di sotto degli indumenti». Secondo la difesa, si trattava di innocenti «massaggini» ai quali peraltro aveva assistito anche la prozia. «Ma la ricostruzione probatoria del tribunale di Pescara e della Corte d’appello dell’Aquila», si legge nelle conclusioni di parte civile, «hanno correttamente dichiarato la colpevolezza dell’imputato, richiamando le prove acquisite in sede di incidente probatorio e di dibattimento». Come evidenziato nella requisitoria scritta del procuratore generale, «il giudizio di colpevolezza è stato espresso in ragione di numerosi elementi: le univoche e costanti affermazioni della minore (confermate in incidente probatorio), la narrazione della madre e della prozia, il rifiuto della bambina di andare a dormire a casa dello zio, l’accertamento peritale che ha riscontrato la capacità di testimoniare della minore, l’assenza di intenti calunniosi e il rapporto di grande affetto intercorso con l’imputato, le valutazioni della psicologa in sede di incidente probatorio che ha ritenuto attendibile la vittima, la cui testimonianza è stata caratterizzata “da una linearità – anche di contenuti – che si sono ripetuti”».
Il 62enne, difeso dall’avvocato Mirella Adornati, si è sempre professato innocente. «L’abbandono da parte del padre in tenera età, l’allontanamento della madre per motivi di lavoro, la violenta relazione tra i nonni e, da ultimo, la burrascosa vicenda della prozia che vedeva finire la relazione con l’imputato, compreso il suo sostentamento economico, influivano sulla bontà della deposizione della minore», si legge sul ricorso, giudicato però inammissibile dalla Suprema corte.
Considerando la gravità dell’episodio, i giudici hanno negato all’imputato anche la concessione degli attenuanti generiche.
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