Visco: solo la pace tra i Paesi salverà l’economia dal baratro

13 Ottobre 2024

Dall’evento dedicato all’economista De Cecco il messaggio dell’ex capo di Bankitalia

LANCIANO. «La frammentazione geopolitica rischia di farci tornare indietro e di dividere il nostro pianeta in aree di influenza, anche economica, con problemi per le prospettive di crescita dei Paesi meno sviluppati. Per noi è molto importante perché questo si unisce ad un momento di cambiamento tecnologico nel quale siamo arretrati. Poiché dalla frattura del globo può discendere una riduzione dei tassi di crescita, tale fenomeno, accoppiato a un cambiamento tecnologico molto forte, potrebbe avere delle conseguenze gravi».
Dal palco di “Mani Visibili”, la tre giorni di economia al Fenaroli di Lanciano dedicata all'abruzzese Marcello De Cecco, figura di spicco nazionale in ambito di ricerca economica, l'ex governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, ha lanciato un monito: «Bisogna fare uno sforzo massimo di cooperazione internazionale, cercando di trovare ciò che unisce anziché ciò che divide di fronte a sfide globali straordinarie per la nostra generazione: il cambiamento climatico, la povertà estrema e i rischi di pandemia».
UN MONDO DIVISO.
Il tema della sovranità tecnologica, vero e proprio discrimine in campo economico e geopolitico per l’Ue, è stato al centro della seconda giornata di lavori. La dipendenza dall’estero in settori nevralgici come l’intelligenza artificiale, la cybersicurezza, lo spazio e la sostenibilità, rischiano di esporre l’Europa a dinamiche negative in termini di competitività, sicurezza delle catene di approvvigionamento e definizione degli standard internazionali.
Visco, nel suo intervento, lo ha ribadito più volte. «Nessuno di noi ha la verità assoluta, in un mondo molto complesso e dove la frammentazione non è solo di natura economica, spicciola, ma è profonda, di natura geopolitica», ha sottolineato l'ex governatore di Bankitalia, «ci possono essere tentativi di arrestare la deriva nella quale ci siamo imbarcati e cercare di ripartire da lì per immaginare un nuovo mondo più equilibrato. Pur nel rispetto della sovranità dei singoli Paesi, si deve dar voce ai principi fondanti della convivenza civile tra le nazioni. Sarà difficile fare progressi in assenza di un chiarimento tra Stati Uniti e Cina. È come essere seduti su uno sgabello a due gambe. Un'Europa più forte può essere un elemento di garanzia».
PROTEZIONISMO COME DIFESA. Altro allarme, le guerre in corso. Visco ha sottolineato come «mentre cresce il rischio di percepire come nuovamente normali conflitti tragici, con costi insopportabili per le persone coinvolte ed effetti drammatici anche di natura economica, che sembrano locali ma hanno una dimensione globale, aumentano le misure protezionistiche: limitazioni a movimenti commerciali, beni e capitali. Una delle questioni cruciali, che hanno caratterizzato il mondo globale, era relativa alla libertà di movimento delle idee, della conoscenza, delle informazioni».
Limitazioni su questo punto, secondo Visco «possono avere conseguenze straordinarie sul piano economico. Gli effetti negativi della globalizzazione sono evidenti, in termini di disuguaglianza», ha affermato, «il combinato disposto globalizzazione- tecnologia ha portato a un livello di disuguaglianza all'interno dei Paesi, soprattutto quelli avanzati, straordinariamente elevato. Questo crea quello che vediamo nella vita di tutti i giorni: una risposta sovranista. Io voglio difendere il mio posto di lavoro, che è compromesso dall'apertura mondiale, dal fatto che ciò che prima producevo qui lo produce qualcun altro e io non so fare le cose nuove che si chiedono oggi, data l'evoluzione tecnologica in corso».
Visco ha, infine, ricordato la figura di De Cecco: «Credo che Marcello, su questi temi, sarebbe stato fondamentale: è stato uno degli economisti che più ha compreso le questioni di globalizzazione, diremmo oggi, o all'epoca di impero, nel caso della Gran Bretagna. Ha compreso le dinamiche che si sono sviluppate nell'Ottocento e che, in qualche modo, sono state emulate nel Novecento e rischiano di continuare in questo secolo».
ECONOMISTI E IMPRENDITORI. Sul palco, prima dell'ex governatore di Bankitalia si sono alternati, tra gli altri, Enrico Pisino, ingegnere con una lunga carriera in Fiat, Chrysler e Fca, Ceo del Competence Industry Manufacturing Center 4.0, uno degli 8 centri di competenza nazionali che supportano le imprese per la digitalizzazione industriale e il trasferimento tecnologico; Cesare Alemanni, autore del libro "La guerra dei microchip"; Ugo Pagano dell’Università di Siena e Alessandra Rossi, economista e docente all’Università di Chieti-Pescara.
La sessione pomeridiana ha visto la partecipazione di Stefano Micossi (Assonime), Mario Amendola (Università La Sapienza) e Paolo Guerrieri (La Sapienza e SciencesPo).
FONDO LIBRARIO DE CECCO.
In mattinata è stato inaugurato il Fondo librario Marcello De Cecco, ospitato all’interno di Palazzo degli Studi, in corso Trento e Trieste, a Lanciano. Fondo donato alla cittàda Giulia Bamford, moglie del professore.
Negli spazi dell’ex Liceo Ginnasio cittadino, gli stessi frequentati dall’economista frentano e nel palazzo intitolato allo stesso De Cecco, hanno trovato sede ben 2.337 volumi della sua biblioteca professionale.
De Cecco, infatti, lavorò nelle università di tutto il mondo, mantenendo sempre un legame speciale con l’Abruzzo. Tra i testi plurilingue, selezionati dal professor Paolo Paesani ed inventariati grazie all’intervento finanziario di Amdec da Domenico Maria Del Bello, studioso ed ispettore onorario per i beni archivistici e librari, ci sono numerose pubblicazioni che arrivano dalle università di Oxford e Barkley e un prezioso volume del 1939 appartenuto all’economista britannico John Maynard Keynes, tra i più influenti studiosi del ventesimo secolo.
Tra i testi anche la traduzione in lingua giapponese del volume "Moneta e impero" dello studioso frentano. Il premio De Cecco 2024 è stato consegnato al giovane studioso Paolo Bozzi, per ricerche inedite in economia. Ventinove anni, toscano, Bozzi si è laureato alla Scuola Normale Superiore di Pisa: oggi insegna all’Università Humboldt di Berlino.
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