«Vivo di cinema ma rifiutai Fellini e Ford Coppola»

L’attrice viareggina a Locarno per il festival «Come mi batteva forte il cuore per De Niro»
di CLAUDIO VECOLI
Parla di cinema. Parla dei ricordi della sua adolescenza. Parla di Viareggio e di Monicelli. Ma non si nasconde dietro frasi di circostanza quando c'è da parlare dell'attualità. Anche quando il mondo reale è ben diverso da quello della celluloide. E allora dice la sua pure su temi scottanti come il femminicidio o il referendum costituzionale. Con la sua genuina, schietta semplicità. E Stefania Sandrelli lo fa dimostrando che dietro quella sua aria un po' svagata si nasconde una donna che ha chiaro cosa pensa e cosa vuole. Così la conversazione con il pubblico e la successiva conferenza stampa al Festival del cinema di Locarno - dove l'attrice viareggina è stata invitata per ritirare il Leopard Club Award e dove l’abbiamo incontrata - si trasforma in una piccola confessione a cuore aperto.
Partiamo dall’attualità, allora. E dal caso dell'infermiera bruciata viva a Lucca. «Io sono vissuta in una famiglia patriarcale, circondata quasi esclusivamente da uomini. A Viareggio vivevo con mio fratello e con i miei sette cugini. Tutti maschi. Mi ricordo di essere stata sempre coccolata e protetta da tutti loro. Ero la prediletta di mio nonno, che non a caso scelse per me il nome di mia nonna. Io ho vissuto benissimo con loro, mi sono sempre fidata di loro e più in generale degli uomini. Oggi non è più così. E quello che è successo a Lucca, a pochi chilometri da dove sono nata, lo dimostra. In alcuni uomini si sta affermando la tendenza a pensare alle donne come a cose di loro proprietà. Serve un impegno da parte di tutti per combattere questa deriva. Io sono pronta a fare la mia parte, a scendere in campo, se necessario. Ma è una rivoluzione culturale che deve partire fin dalle scuole. Certi principi devono essere insegnati sui banchi. E questa rivoluzione deve essere fatta presto e bene».
La Sandrelli tira fuori un altro tema a lei caro («Anche se i giornalisti poi raramente lo riportano nei loro articoli», aggiunge) e che riguarda la parità anche salariale. «Non è giusto che una donna debba essere pagata meno di un uomo. Succede pure nel cinema. Non è una mera questione di soldi, anche se poi i soldi ti permettono di essere libera quando si tratta di scegliere. È innanzitutto una questione di giustizia».
E, sollecitata sull'argomento, Stefania si schiera anche sul referendum costituzionale. «Mi conoscete: non sono una che ama salire sul carro dei vincitori. Ma nel caso delle riforme credo non si debba perdere l'occasione di un cambiamento. Cerchiamo di fidarci del meno peggio».
Ma l'incontro di Locarno, naturalmente, è soprattutto sul cinema. E così dal libro dei ricordi la Sandrelli tira fuori quelli della sua adolescenza, quando per la prima volta andò a Roma per un provino. «Sono sempre stata innamorata del cinema. Col mio caro fratello, che oggi non c'è più, andavamo sempre al cinema. Una volta a Viareggio c'erano più sale cinematografiche che chiese. Anche perché qui si testavano i film. Se andavano bene a Viareggio, allora erano pronti anche per il resto d’Italia. E questo per noi era una gran fortuna. Una volta entrata in quel mondo, poi, mi sono lasciata catturare. Il cinema è la mia trappola felice».
La conversazione scivola poi su Monicelli, viareggino (sia pure d'adozione) come Stefania. «Mario era un grande uomo semplice. E io adoro la semplicità. Penso a Pavarotti e alla spontaneità con cui apriva la bocca da cui usciva una voce meravigliosa. Ecco, Monicelli era un po’ così». E racconta un aneddoto legato alla sua Viareggio. «Mi ricordo che eravamo insieme ad una cena di gala durante Europacinema e vidi che dal tavolino del ristorante prendeva delle fette di pane e le nascondeva in tasca. Gli chiesi cosa stesse facendo, meravigliata. E lui mi rispose che a lui tutti quei piatti troppo arzigogolati non riuscivano a piacere. E nascondeva quelle fette di pane in tasca così quando gli fosse presa fame avrebbe saputo cosa mangiare. Ecco, questo era Monicelli».
E a proposito di aneddoti inediti - o quantomeno poco conosciuti - racconta di quando fu chiamata da Francis Ford Coppola per un ruolo nel Padrino e lei rinunciò. «Avevo da poco finito di girare “Sedotta e abbandonata” e per tutti, dopo quella parte, ero diventata l'immagine della vergine nazionale. Coppola mi chiese di recitare nel film assegnandomi un ruolo tremendamente simile a quello. E io gli dissi di no perché non volevo diventare anche il prototipo della vergine internazionale... Lui si mise a ridere e non se ne fece di nulla».
Un altro no “pesante” la Sandrelli lo ha pronunciato anche di fronte a Federico Fellini, con il quale per altro non ha mai più lavorato. «Mi chiamò per una parte in “Giulietta degli spiriti”, ma io ero incinta di Amanda e, vista anche la situazione familiare assai complessa che stavo vivendo, quel periodo volevo che fosse tutto per me. Tanto è vero che mi rifugiai proprio qui in Svizzera, lontano da tutto e da tutti, e qui a Losanna Amanda è poi nata». Un altro aneddoto che Stefania svela riguarda Robert De Niro. «Era ed è uno degli attori che mi ha sempre fatto battere il cuore. Forse più di ogni altro. Cosi' quando per la prima volta ho lavorato insieme a lui sul set di Novecento ricordo che mio marito era gelosissimo. E mi rimbrottava sempre. Del resto lo capisco, visto che quando ci vedevamo fuori dal set lo salutavo sempre da lontano. Ma resistere al suo fascino era davvero impossibile».
Fin qui la Sandrelli del passato, delle “settanta primavere” appena festeggiate. Ma c'è anche la Stefania del futuro. «I prossimi impegni? Sto per girare un film diretto da Edoardo Falcone che si intitolerà “Questione di karma”, con Elio Germano. Sono entusiasta di questo nuovo lavoro: la sceneggiatura mi ha letteralmente conquistata e sono convinta che il film sarà ancora più bello...».

