«Vogliamo coltivare la terra come i nonni, ma i costi sono alti»

24 Gennaio 2024

Il presidio degli agricoltori all’ex Cofa va avanti a oltranza «Non possiamo scaricare sui consumatori, ci servono aiuti»

PESCARA. «Senza agricoltura non c’è cibo né futuro». Quest’ultima parola è scritta in rosso sullo striscione posizionato all’ingresso dell’area ex Cofa, a Pescara, per indicare la paura per quel che verrà, quando sulle tavole ci sarà il cosiddetto cibo sintetico. Lunedì l’arrivo di circa trecento trattori, in città, provenienti dai vari territori abruzzesi, per aderire a una mobilitazione che continua anche oggi e per altre due giornate, sempre all’ex Cofa. Una protesta che vede protagonisti agricoltori e allevatori autonomi, senza sigla né bandiere, alcuni anche giovanissimi, pronti a battersi per la difesa delle produzioni locali di qualità, che possano garantire un futuro a un settore ormai messo a dura prova dalla forza della grande distribuzione.
Costi elevati, così come il via libera dall’Europa al cibo sintetico e alle farine di grillo e insetti. «Sono questi i principali motivi di una mobilitazione partita dal basso, che ha l’obiettivo di attirare l’attenzione di chi occupa posizioni di vertice», spiegano gli organizzatori Roberto Rosati, Carlo D’Onofrio ed Eugenio Giansante. Non possiamo arrivare direttamente in Europa, ma dai nostri territori abbiamo la necessità di far sentire la nostra voce».
«Sto provando a seguire le orme di mio padre e di mio nonno», riferisce Alessandro Pirocco, giovane agricoltore 23enne di Pianella. «Ci troviamo in un punto di non ritorno a causa dei costi di produzione troppo elevati. Noi lavoriamo anche per conto terzi e quando chiediamo un prezzo più elevato affondiamo qualcun altro e anche il consumatore», precisa. Alcuni manifestanti hanno deciso di trascorrere anche la notte all’ex Cofa e lo continueranno a fare in questi giorni. Ieri mattina, per discutere dei motivi della protesta, si sono riuniti accanto a un braciere, attrezzato sul posto. «Chiediamo un prezzo adeguato per il gasolio agricolo», dice Ernesto De Leonibus, di Città Sant’Angelo. «Non solo. Siamo qui per protestare contro l’Unione europea che in realtà vuole la fine del nostro lavoro», aggiunge. «Con l’arrivo del cibo sintetico si rischia il fallimento delle nostre aziende agricole. Una contraddizione, tra l’altro, in un paese in cui si parla spesso di alimentazione sana. Mi chiedo in che modo può essere garantita la qualità con produzioni finte».
«Noi giovani vorremmo lasciare l’agricoltura come era una volta», dice Achille Giansante, di un’azienda di Spoltore, «e invece non ce lo permettono, visto che dall’Europa le indicazioni sono altre. Con le nuove direttive bloccano le nostre produzioni locali. I prezzi dei concimi sono ormai alle stelle, per non parlare del gasolio. Così, quando andiamo a vendere il prodotto, quest’ultimo viene sottostimato perché dall’estero ne arriva un altro a costi più bassi, ma privo di qualità. Il punto è che in questo modo ci inducono a smettere di coltivare», aggiunge. Lo stesso discorso vale anche per gli allevatori, come spiega Nico D’Urbano, di Bucchianico. «La carne, nella maggior parte dei casi, arriva dall’estero e noi non riusciamo a essere competitivi perché non possiamo coprire le spese di produzione». E aggiunge: «Stessa cosa per il latte, che ci viene pagato 50/51 centesimi. I prezzi dei mangimi, per esempio, sono raddoppiati negli ultimi due anni, quindi è veramente difficile sopravvivere».
Tra le proposte degli agricoltori, l'azzeramento delle accise sul gasolio, considerando la pandemia e le due guerre che hanno alzato il prezzo delle materie prime negli ultimi anni, ma anche uno snellimento della burocrazia. Richieste rivolte, in particolare, al presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, che lunedì in Prefettura ha incontrato una delegazione di manifestanti.