Voleva la Virtus dei Maio e salvare il calcio frentano

Ogni cosa che toccava si trasformava in oro. Un re Mida l’imprenditore Antonio Colasante. Nato a Guardiagrele 57 anni fa, ma vissuto a Lanciano, è riuscito a tirare su un impero con imprese che...
Ogni cosa che toccava si trasformava in oro. Un re Mida l’imprenditore Antonio Colasante. Nato a Guardiagrele 57 anni fa, ma vissuto a Lanciano, è riuscito a tirare su un impero con imprese che fatturano milioni partendo da zero. E proprio i soldi e la sua voglia di tentare nuove avventure lo avevano spinto ad interessarsi al Lanciano calcio. A dicembre 2015 mezza città ha seguito con trepidazione la sua intenzione di rilevare la Virtus dalla famiglia Maio. «Sto guardando le carte», aveva detto, accendendo illusioni e speranze. Poi non se ne è fatto nulla con gli storici rivali, i Maio, che negarono persino i contatti. Le speranze dei tifosi erano riprese l’estate scorsa dopo l’addio dei Maio e la necessità di trovare un imprenditore che potesse far vivere il calcio professionistico. Ma lui non si è fatto avanti. Nel 2008 si era interessato anche al Pescara. Erano i tempi dell’imprenditore salernitano Gerardo Soglia che voleva mettere nelle mani dell’imprenditore lancianese il 50% circa delle quote. Ma niente. Il calcio per lui è rimasto terreno inesplorato. Altro “sfizio” quello dell’editoria. Divenne editore del quotidiano Abruzzo Oggi, chiuso dopo un lungo braccio di ferro con i giornalisti una decina di anni fa. Ma è nel mondo dell’edilizia e della sanità che Colasante ha costruito il suo impero. Nel 2013 provò, invano, ad entrare nell’acquisto di Villa Pini di Vincenzo Angelini. Anno particolare il 2013 perché fu al centro di proteste da parte degli ambientalisti lancianesi per via dell’eliporto che voleva costruire davanti casa sua, in via Don Minzoni. Un hangar privato dove decollare e atterrare con il suo elicottero. La città si schierò contro l’iniziativa per l’impatto ambientale e l’inquinamento acustico che sarebbero derivati dall’eliporto. Lui spiegò che si trattava di un’elisuperficie, e non di un eliporto, autorizzata dall’Enac per soli due voli diurni e che era anche a disposizione di 118 e Protezione civile. Lo ha realizzato davanti la villa bunker, ma non riesce ancora ad utilizzarlo perché il Comune non ha rilasciato l’autorizzazione, visto che non ha un interesse per la comunità.
Tornando agli appalti d’oro, i soldi sono arrivati con la Asl di Lanciano-Vasto e poi di Pescara. Nella Asl frentana si è aggiudicato nel 1999, con la Publiclean, il lavaggio di biancheria piana, confezionata, divise, materassi delle strutture ospedaliere. Appalto rinegoziato nel 2009 con scadenza 2018. E poi l’appalto da ben 36 milioni di euro che ha ottenuto due anni fa per la manutenzione, per 5 anni, degli ospedali di Pescara, Penne e Popoli. Aggiudicataria del bando è stata la Omnia servitia, (in Ati) costituita nel 2003 e che fa parte della Colasante Holding di cui l’imprenditore è socio unico. Anche la Omnia è finita nel giro di scatole cinesi dell’inchiesta “Dati incrociati” che è costata il carcere a Colasante. In passato, ancora giovane, l’imprenditore guardiese è stato coinvolto in altre inchieste: a Chieti, per la realizzazione del basolato in corso Marruccino, in modo differente dal capitolato d’appalto, e ad Archi per lavori edili per la messa in sicurezza del dissesto idrogeologico del paese. Colasante è stato anche vittima di episodi incresciosi. L’ultimo, il 25 febbraio 2016, l’incendio divampato alla lavanderia industriale Hospital Service di Mozzagrogna. (t.d.r.)
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