Volo di 15 metri, muore un escursionista

Marco Carusotto, pescarese, aveva 59 anni: fatale una caduta lungo il sentiero di Ponte del Vallone a Caramanico
CARAMANICO. Aveva scalato le vette d’Abruzzo, con la neve dell’inverno e sotto il sole dell’estate. Marco Carusotto, 59 anni di Pescara, era un escursionista esperto: conosceva i pericoli della montagna e sapeva come addomesticarla. Lui che era salito sopra i duemila metri e amava farlo anche in solitaria «sulle tracce del lupo», è morto ieri per un incidente accaduto su un sentiero contrassegnato dal grado di difficoltà «medio/facile». Carusotto è un’altra vittima della montagna: fatale una caduta in località Ponte dell’Anello, una delle più suggestive della Valle dell’Orfento nel territorio di Caramanico. Quel luogo meraviglioso, Carusotto l’aveva descritto così in una recensione su Facebook: «Posto bellissimo adatto a tutti, bambini con più di 12 anni, sarete incantati entrando in un bosco fatato. Da esplorare». E invece proprio quel percorso bello da spezzare il fiato, prima in terra e pietrisco e poi a tratti roccioso, è diventato teatro di una tragedia all’apparenza inspiegabile.
LA CADUTA C’è forse una banale distrazione all’origine dell’ennesimo dramma dei monti: secondo una prima ricostruzione degli esperti del Soccorso alpino e speleologico e dei carabinieri di Caramanico, verso le 11, Carusotto stava camminando da solo lungo il sentiero di Ponte del Vallone: un percorso, prima panoramico sui costoni della valle che poi si snoda lungo il fiume fino a raggiungere una gola scavata dalla forza dell’acqua nei pressi del paese. Non si sa ancora perché ma, all’improvviso, Carusotto è scivolato: dal sentiero è precipitato per un’altezza tra i 10 e i 15 metri finendo su una zona ricoperta dall’erba. Non sembrava grave: poteva finire peggio, si è detto un escursionista di passaggio che da lontano ha assistito alla scena, ha sentito le grida ed è stato il primo a chiamare i soccorsi con una telefonata al 118: se non fosse atterrato su quel terreno, Carusotto sarebbe finito più giù, per oltre cento metri senza avere scampo. L’escursionista pescarese ha battuto la testa sul terreno e riportato ferite alle gambe ma, in un primo momento, non sembrava in pericolo di vita: era cosciente e rispondeva alle domande, ha raccontato l’uomo che ha lanciato l’allarme. Per recuperare Carusotto, in una zona impervia e accessibile soltanto a piedi, è arrivato l’elicottero del 118 di Pescara con gli uomini della stazione di Penne del Soccorso alpino: l’intervento è stato fatto con il verricello calato tra i rami degli alberi. In pochi minuti, l’escursionista è stato portato sull’elisoccorso e poi ricoverato all’ospedale di Pescara con la diagnosi di un politrauma.
CONDIZIONI AGGRAVATE Inizialmente, sembrava una tragedia scampata: un’altra avventura da raccontare durante il riposo di una scalata, «il terzo tempo», come lo chiamava lui. Come le tante altre di cui parlava ai suoi amici: «Sul territorio lunare della Majella raggiunte le cime Monte Focalone 2.676 metri e Monte Acquaviva 2.737 metri», diceva orgoglioso esibendo le foto come un trofeo conquistato con la fatica fisica e la forza di volontà. Amava immortalare le sue imprese arrampicandosi fin sulle croci in vetta e mostrando il pollice in su nelle foto: era il segno che ce l’aveva fatta anche quella volta. E poi le salite al Monte Aquila (2.494 metri), al Monte Camicia (2.564), alla vetta del Brancastello (2.385). Invece ieri qualcosa è andato storto su un sentiero che viene percorso anche dalle famiglie con l’unica accortezza di indossare scarpe da trekking per affrontare tratti a volte umidi e scivolosi. Le condizioni di Carusotto si sono aggravate una volta arrivato in ospedale, forse a causa di una emorragia interna: è morto intorno alle 18. Da pescarese diceva: «Ho due amori: il mare nel dna, la montagna nello spirito».

