«È crollato il tetto, salvi per miracolo»

Il caso di una coppia residente in via Pantini. Sopravvissuti al disastro ora sono sfollati: non rientreremo prima di Natale
PESCARA. «Quando c’è stata la grandinata, la mia ragazza ed io eravamo al supermercato. Il tempo di rientrare in casa, in via Pantini, ed è iniziata la pioggia: sempre più forte fino a quando abbiamo visto che dalle luci del controsoffitto entrava acqua. Ci siamo messi lì con i secchi, a raccogliere l’acqua, ma dopo venti minuti ci siamo resi conto che la cosa era ingestibile. Poi è arrivato il primo crollo, si è staccato un pezzo di controsoffitto in cucina e siamo scappati per paura di morirci sotto».
Stefano Fiorini è uno dei circa 500 pescaresi (fino a ieri) che ha presentato in Comune la domanda per il rimborso dei danni causati dal maltempo, seguendo la procedura per il risarcimento da calamità naturale in scadenza sabato.
Danni pesanti, nel suo caso, visto che dalla grandinata del 10 luglio il giovane e la sua compagna sono senza casa, risultata inagibile per i danni causati dal ghiaccio prima, e dalla pioggia poi.
«Parliamo sicuramente di oltre 50mila euro di danni», riferisce Fiorini, sopravvissuto prima e sfollato dopo, «considerando che c’è prima di tutto da rifare il tetto, e poi tutto il resto. La grandine», spiega, «ha rotto il tetto, ha proprio bucato le tegole e da lì, quando c’è stata quella pioggia torrenziale, è entrata l’acqua che dal sottotetto ha riempito il controsoffitto che poi è crollato. Un disastro. Al nostro ritorno, dopo la fine della burrasca, abbiamo trovato uno spettacolo devastante: è crollato tutto il controsoffitto spaccando mobili, tavoli e tutto ciò che era in casa. Dal 10 luglio siamo sfollati, e per fortuna che noi abbiamo chi ci può ospitare».
Ma a sentire il padrone di casa, il rientro nella propria abitazione si annuncia piuttosto lungo: «Ottimisticamente penso di poter rientrare a Natale, ma chissà. Tra progettazione e approvazione del progetto credo che non si inizierà a lavorare prima dell’autunno. Per questo ho cercato di quantificare il danno subito, in modo da stare dentro al termine previsto per la richiesta di risarcimento. Una scadenza importante, che in qualche modo gioca a nostro favore, perché garantisce tempi più rapidi per la quantificazione dei fondi da stanziare per questa emergenza: prima ci si mette in moto e prima si rientra a casa. Nelle mie condizioni, in via Pantini, credo che ci siano almeno altre tre o quattro abitazioni danneggiate alla stessa maniera. Con la differenza che chi aveva guaine e cemento sotto al tetto ha avuto solo danni al tetto, mentre per chi come me aveva il tetto storico con le vecchie tegole marsigliesi degli anni Cinquanta, e il cartongesso sotto, è stato un disastro».
(s.d.l.)
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