È morta la giornalista Minotti pescarese trapiantata a Milano

12 Marzo 2019

PESCARA. Era una donna tenace e combattiva, curiosa e appassionata, vitale e sorprendente. Ma non ce l’ha fatta a respingere quel mostro che la divorava e che ha accompagnato gli ultimi nove anni...

PESCARA. Era una donna tenace e combattiva, curiosa e appassionata, vitale e sorprendente. Ma non ce l’ha fatta a respingere quel mostro che la divorava e che ha accompagnato gli ultimi nove anni della sua vita.
La malattia è stata più forte e Rossella Minotti, 56 anni, pescarese di nascita, caporedattore e inviata del “Giorno”, componente del consiglio direttivo dell’associazione lombarda dei giornalisti, è morta ieri mattina a Milano dove lavorava e dove viveva con il marito Edmondo Rho, torinese, giornalista di Panorama quando si sono conosciuti, nel 1997. Sui vari siti nazionali, i colleghi ricordano di lei che «un filo delicato continuava a legarla all’Abruzzo».
Nella città dove era nata, Rossella Minotti, era tornata qualche mese fa a salutare i suoi parenti sparsi tra Montesilvano e Francavilla. Quando è partita per Milano, negli anni Ottanta dopo aver studiato all’università di Urbino, a Pescara aveva lasciato la madre, Grazia Di Giovanni, morta lo scorso anno, sarta nota in città, specializzata in abiti da sposa. Ed è con l’abito da sposa del suo matrimonio con Edmondo che Rossella sarà sepolta a Milano. Riposerà accanto a suo figlio Paolo Ivan, scomparso all’età di 26 anni a causa di un tragico incidente. Un dolore mai sopito, questo, che si è aggiunto a quello di una malattia che non le dava tregua, ma che ha combattuto fino all’ultimo.
«La chiamavo wonder woman», ha rivelato, affranto, il consorte, «era una donna tenace, lavorava al giornale, seguiva la casa, organizzava feste, andava in palestra. Era sempre tra i giovani, dava fiducia alle nuove leve del giornalismo, ha combattuto contro questa lunga e dolorosa malattia, aveva una grande voglia di vivere».
Il collega pescarese Paolo Di Vincenzo aveva incontrato la Minotti quattro anni fa nel corso del congresso della Federazione nazionale della stampa di Chianciano. «La sera», ricorda Di Vincenzo, «tornammo a Pescara insieme ad altri colleghi con un pulmino. Parlammo di tante cose, era una persona gentile, a modo, simpatica, cordiale, una persona discreta. Ci disse che doveva tornare a Pescara a trovare sua madre».
La ricorda anche Paolo Durante, cronista di Rete8: «Era molto impegnata nel sindacato».